Ucciso per riaffermare il dominio su quella fetta di interrogatorio. Ucciso perchè temeva che, prima o poi, avrebbe ribaltato il tavolo a suo sfavore. Sono queste le motivazioni dietro l’omicidio di Rodolfo Zinco ‘o gemello come raccontato ai magistrati da Alessandro Giannelli, ex numero uno della mala di Cavalleggeri d’Aosta. Nel lungo interrogatorio reso il 21 aprile scorso dinnanzi alla Direzione Distrettuale Antimafia, l’ex boss ammette apertamente il movente:«Fu determinato da parte mia dalla necessità di acquisire l’egemonia sul territorio di Cavalleggeri d’Aosta, Bagnoli e Agnano, del mercato della droga, di cui fino a quel momento dividevo la metà dei guadagni con Rodolfo Zinco. Un altro dei motivi per cui ritenni utile eliminare Zinco fu che una sua amante mi confidò che era intenzione di quest’ultimo uccidermi». Per l’omicidio Zinco due giorni fa è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Ciro Pauciullo indicato come uno dei killer. E’ lo stesso Giannelli a tirarlo in ballo:«Per questo omicidio siamo stati condannati io, Maurizio Bitonto, Gennaro Carrà e Patrizio Allard. L’esecutore materiale è stato Ciro Pauciullo». Dichiarazioni che trovano conferma con quanto già dichiarato dall’altro pentito eccellente della mala flegrea, Genny Carra (leggi qui l’articolo).
I verbali di Genny Carra
«La decisione di uccidere Zinco – raccontò Carrà ai magistrati – è partita da me per motivi di rancore risalenti all’epoca della Vecchia Alleanza Flegrea. Ci riunimmo per 2 settimane con Giannelli e con Antonio Calone, affiliato al clan Cutolo anche se conserva l’egemonia sulla zona di Posillipo, per preparare l’omicidio. Giannelli era favorevole perché doveva dividere con Zinco al 50% i proventi delle attività illecite della zona di Cavalleggeri, Bagnoli e Agnano e riteneva che Zinco non si comportasse bene. Gli esecutori sono stati Ciro Pauciullo e Patrizio Allard». Per quel delitto sono stati già condannati all’ergastolo l’ex boss ormai pentito Alessandro Giannelli mentre Patrizio Allard ha rimediato una condanna a 30 anni e Maurizio Bitonto a 20 anni. Decisive le rivelazioni dei collaboratori di giustizia, con la dinamica dell’agguato spiegata punto per punto dallo stesso Carrà: «Ho visto Giannelli e Zinco dialogare fuori al bar e, all’arrivo dell’autovettura guidata da Allard, Giannelli staccarsi e andare in direzione opposta a quella di Zinco il quale, come previsto, appena vide Pauciullo scendere dalla macchina armato e col volto travisato scappò nel vicoletto in direzione della sua abitazione. Pauciullo inseguì Zinco sparandogli contro 4 colpi come ho potuto sentire. Per come mi riferì il Pauciullo lo Zinco fu colpito 2 volte alla schiena e una volta alla testa, mentre il quarto colpo andò a vuoto. La pistola che aveva sparato è stata poi distrutta, mentre l’altra, una 357, è stata conservata. A Giannelli riferimmo che avevano sparato entrambe le pistole perché volevamo dare una versione diversa dallo svolgimento dei fatti ove mai il Giannelli si fosse in futuro pentito».

