HomeCronacaI boss del clan Amato-Pagano esaltati sui social, Borrelli: "Serve il Daspo"

I boss del clan Amato-Pagano esaltati sui social, Borrelli: “Serve il Daspo”

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Nelle ultime ore è stato segnalato un nuovo profilo social riconducibile all’ambiente del clan Amato-Pagano, creato da giovani simpatizzanti o affiliati per mandare avanti una precisa strategia di “marketing criminale”. Attraverso l’ostentazione del lusso con video di auto di grande cilindrata, orologi di alto valore, mazzette di contanti, bottiglie pregiate e persino articoli sui maxiguadagni della droga mostrati come un vanto, gli autori puntano ad esibire potere e uno stile di vita benestante. Come evidenziato dalle forze dell’ordine e dalle parole del Procuratore Nicola Gratteri, questa narrazione serve ad affascinare i giovanissimi, facendo passare l’appartenenza al clan come un modello vincente.

Il tutto sarebbe veicolato attraverso codici e simboli ben precisi, accompagnati da tracce audio trap o neomelodiche e dall’uso sistematico delle emoji della bandiera spagnola per richiamare lo storico soprannome della cosca. Sebbene questi profili vengano monitorati dalle autorità e periodicamente rimossi dalle piattaforme per violazione delle linee guida su incitamento alla violenza e associazioni criminali, la nascita di questo ulteriore account dimostra come riescano a rigenerarsi di continuo.

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Sulla vicenda è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli:

“Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una vera e propria strategia di comunicazione criminale che punta a trasformare l’illegalità in un brand da emulare per i ragazzi, nascondendo la scia di sangue, carcere e degrado su cui quel lusso è edificato. La segnalazione di questo nuovo profilo dimostra che i canali tradizionali di segnalazione e rimozione non bastano più: le istituzioni e le piattaforme non possono continuare a rincorrere i singoli account. Per questo torno a chiedere con forza l’introduzione del Daspo digitale: una misura restrittiva ed efficace per inibire l’accesso e l’utilizzo dei social network a tutti i soggetti condannati o indagati per reati di mafia e criminalità organizzata, oltre che a chiunque sfrutti la rete per fare apologia di camorra. Al contempo, le multinazionali del web devono assumersi la responsabilità di oscurare tempestivamente tali profili ed evitare che gli algoritmi continuino a premiare e rendere virale la cultura della sopraffazione”.

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