HomeCronacaIl Papa ad Acerra: "Qui per raccogliere le lacrime di questa terra"

Il Papa ad Acerra: “Qui per raccogliere le lacrime di questa terra”

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“Già Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di ‘terra dei fuochi’, ma non gli fu possibile.

Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra. Infatti, il grido della creazione e dei poveri tra voi – ha sottolineato Leone – è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione!”. Lo ha detto Papa Leone XIV ad Acerra (Napoli), dove è in visita pastorale per incontrare le popolazioni della ‘Terra dei fuochi’.

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“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”, ha detto parlando ai familiari delle vittime della ‘terra dei fuochi’. “Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa – ha detto ancora Leone – che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”.

Dopo essere arrivato ad Acerra in elicottero, il pontefice ha raggiunto la cattedrale, dove oltre ai vescovi e ai religiosi sono presenti le famiglie delle vittime dell’inquinamento.

Al momento dell’atterraggio nel campo sportivo ‘Arcoleo’, Papa Leone è stato accolto da mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra; Roberto Fico, presidente della Regione Campania; Michele Di Bari, Prefetto di Napoli; e Tito d’Errico, sindaco di Acerra.

Sono circa 12mila i fedeli nelle strade che hanno atteso l’arrivo del Papa, secondo fonti della diocesi.

‘Scardinate la cultura della prepotenza’

Il Papa, nel suo primo discorso ad Acerra, invita tutti, a partire dagli uomini di Chiesa, a manifestare “quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo”. Dio “ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualità dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualità delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore”.

‘Era ‘Campania felix’, soffriamo per la devastazione’

Il Papa, nel suo primo discorso ad Acerra, ha ricordato che “questa terra anticamente era chiamata Campania felix, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini”. “Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema – ha sottolineato Leone nel discorso in Cattedrale davanti alle famiglie delle vittime della ‘terra dei fuochi’ -, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”

Don Patriciello: ‘Stamattina Acerra al centro’

“Stamattina Acerra diventa il centro. Abbiamo sofferto questa maledizione che va sotto il nome di Terra dei fuochi. E’ solo una cosa di cui si deve dire: ‘mai più, mai più’. Dalla nostra sofferenza devono imparare tutti gli altri”. Così don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e prete simbolo delle lotte per l’ambiente, raggiungendo la cattedrale di Acerra. Don Patriciello, da anni vicino alle famiglie delle vittime della Terra dei fuochi, ha sottolineato che “non si può continuare ad inquinare la Terra”.

“Non ho ancora parlato con il Santo Padre – ha proseguito – ma il vescovo di Acerra sicuramente gli spiegherà la situazione”. Il prelato inoltre ha affermato che bisogna fermare lo “scempio”. “Gli industriali – ha aggiunto – non possono continuare a produrre e poi per risparmiare sui costi vanno a inquinare le terre e ad ammazzare le persone: questo non lo possono fare. Basta. È vero, c’è stato chi ha negato la Terra dei fuochi, e se lo ha fatto per interessi economici si deve solo vergognare e chiedere perdono. Per chi lo ha fatto per ignoranza apriamo le braccia, ma nessuno di noi è un maestro. Io ho imparato tutto piano piano, giorno per giorno perché c’era veramente il grido di un popolo che piangeva che gridava, ma erano chiuse tutte le porte. E pensate che una legge sui reati ambientali l’abbiamo avuta nel 2015, perché l’Italia non aveva neanche una legge per punire questi eco delinquenti, questi eco camorristi”.

Don Maurizio, infine, ha ricordato il suo incontro con il pentito Schiavone: “Lui mi disse che erano stati loro, gli industriali del nord a cercare la camorra – ha concluso – e che gli avevano detto che trafficando con la droga rischiavano, mentre con la ‘munnezza’, interrando i rifiuti tossici, si guadagnava tanto senza rischi”.

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