Nell’area nord di Napoli, l’occupazione degli alloggi popolari è storicamente un terreno di
speculazione per la camorra, che si avvale della forza intimidatrice per pretendere il pizzo dalle famiglie costrette, per assenza di soluzione alternative, ad occupare gli alloggi popolari.
Le indagini sul clan Licciardi hanno documentato il coinvolgimento della famiglia Esposito nell’attività di “vendita” degli alloggi popolari, come vantato da Teresa Marino (finita ai domiciliari) al nipote Giovanni Strazzullo, finito invece in carcere. “‘O chi, sentimi un poco a me, io ho venduto le case e lo so come vanno ste cose… lo sai bene che ho venduto i milioni di case…”, dice la donna in una intercettazione. Nell’ordinanza di oltre mille pagine viene ricostruita una vicenda in cui è coinvolto Strazzullo appartenente al “Gruppo Balzano”, ed i suoi zii, i fratelli Esposito, Luigi, Raffaele e Salvatore, che concerne l’illecita gestione di un’abitazione popolare nel quartiere Piscinola-Marianella.
Strazzullo, una volta che rientrato a Napoli da Torino, dove era ristretto al regime degli arresti domiciliari, vantò la pretesa di gestire tale immobile, occupandolo o rivendendolo. Nel frattempo, approfittando della circostanza che Strazzullo si trovasse a Torino, erano intervenuti i suoi zii, per “vendere” l’alloggio ad una donna. In particolare Luigi Esposito, ritenito affiliato al clan Licciardi, avrebbe agito con il benestare di Paolo Abbatiello reggente dei Licciardi. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che la casa sarebbe stata “venduta” al prezzo di 16.000 euro, somma che la donna avrebbe versato in una prima tranche di 10000 euro, ad Esposito Raffaele e, in una seconda di 6000 euro ad Esposito Luigi.
Retata contro i Licciardi, tutte le accuse ed i nomi: controllo su case popolari, politica e racket


