Salvatore Mele è stato accusato di essere uno dei capi dell’importante piazza di spaccio della 33 a Scampia. La DDA di Napoli ha raccolto le parole di due collaboratori di giustizia per ricostruire il ruolo di Saviuccio nel clan Amato-Pagano.
“Salvatore Roselli, detto Frizione, capo del gruppo dei Sette Palazzi, e fa capo alla famiglia degli Amato-Pagano. E’ stato il luogotenente degli Amato-Pagano a Scampia, fino alla data del suo arresto o forse fino ad un poco prima, come oltre dirò. Se avevi problemi e/o dovevi parlare con gli Amato-Pagano, ti dovevi rivolgere a lui. Come ho già riferito, c ‘è stato un litigio con dei ragazzi della Vanella Grassi e fu fatto un summit con tutti i referenti dei vari Rioni di Scampia, e per i Sette Palazzi fu contattato Roselli. Dopo l’arresto del Roselli, il suo ruolo è stato assunto da Salvatore Mele, che già prima aveva preso potere perché Roselli era stato un poco messo da parte dalla stessa famiglia Amato-Pagano perché Roselli si sentiva braccato dalle Forze dell’ordine“, ha dichiarato l’ex ras Rignante.
Anche il collaboratore di giustizia Roselli ha parlato dell’importanza criminale del 48enne: “Mele era in stretto contatto con il clan Amato-Pagano, tanto che praticamente ogni giorno veniva a Mugnano da Marco Liguori (non indagato n.d.r). Poteva venire da solo, nel senso che aveva accesso diretto da Marco Liguori, in quanto vecchio affiliato della prima ora. Per un periodo di tempo, quando io avevo la Polizia addosso, fu fatto responsabile di Scampia al posto mio (per qualche mese, tra fine 2019 ed inizio 2020), su decisione di Marco Liguori, ma poi dopo io ripresi il mio ruolo, perché Mele fece qualche casino“.
Il blitz a Scampia
Lo scorso 27 gennaio è scattato un maxi a Scampia dove la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Sono state 28 persone indagate per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di droga, aggravata dall’essere il numero degli associati superiore a 10 e – per 5 soggetti – dal metodo mafioso. Sono 24 i destinatari della misura cautelare della custodia in carcere, mentre 4 sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

