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«Lo dobbiamo uccidere», la ‘condanna a morte’ di Lupoli dopo lo scambio di persona ad Arzano

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Su Armando Lupoli era stata decretata una sentenza di morte. E’ quanto emerge dalle intercettazioni del gruppo della 167 di Arzano all’indomani della morte dell’innocente Rosario Coppola, ucciso nel corso di un clamoroso scambio di persona. Come ascoltato dagli investigatori l’obiettivo doveva essere Davide Pescatore, obiettivo fallito con il gruppo rivale che subito preparava vendetta: «Dobbiamo uccidere il killer della svista prima che venga arrestato». Lo scorso febbraio due sicari entrarono in azione in via Tenente Alberto Marone inseguendo l’utilitaria e sparando all’impazzata appena la videro in movimento. A dare l’ordine di morte secondo la Dda che ha disposto un fermo, sarebbe stato Salvatore Romano, deciso a vendicarsi di Pescatore, da poco scarcerato, altro esponente di spicco del clan che avrebbe preso il suo posto al comando. Per omicidio Lupoli, è bene chiarirlo, non vi è al momento alcun indagato. Come accertato dagli inquienti adccidere per errore Rosario Coppola e a ferire il barbiere Antonio Persico, proprietario della Smart in quel momento alla guida, fu proprio Armando Lupoli, a sua volta ucciso tre giorni dopo sempre ad Arzano presumibilmente nell’ambito della faida interna in corso al gruppo malavitoso. Le indagini sui due omicidi sono condotte dai carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna, che contemporaneamente al fermo di Salvatore Romano, accusato come mandante del delitto Coppola il cui fermo è stato convalidato, hanno arrestato per 416bis dieci presunti affiliati all’organizzazione: per sei dei quali è stata eseguita ordinanza di custodia cautelare in carcere.

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