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venerdì, Agosto 19, 2022
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Questa volta è vero, si pente il super boss Luigi Cimmino: “Basta, voglio cambiare vita”


Terremoto a Napoli, si pente Luigi Cimmino, 61 anni, boss del Vomero. Una svolta clamorosa nelle indagini sulla camorra napoletana. I primi verbali, coperti da omissis, sono stati depositati oggi dal pm Henry John Woodcock all’udienza preliminare a carico dei presunti boss dell’Alleanza di Secondigliano.

Dall’omicidio di Silvia Ruotolo agli appalti per l’ospedale Cardarelli, si pente il boss del Vomero. Verbali zeppi di omissis, quelli depositati in aula poche ore fa, dai pm Celeste Carrano e Henry John Woodcock, nel corso del processo a carico dei presunti boss dell’Alleanza di Secondigliano. Tremano colletti bianchi e malaffare cittadino, Luigi Cimmino sembra un fiume in piena.

Luigi Cimmino già in passato aveva manifestato la volontà di pentirsi, ha iniziato a raccontare alcuni particolari sui clan napoletani al pm Henry John Woodcock. E i primi verbali delle deposizioni del boss – naturalmente coperti da omissis – sono state depositati oggi, 15 aprile, dal magistrato nel corso dell’udienza preliminare sulle estorsioni per gli appalti in alcuni ospedali di Napoli.

Arrestato a Chioggia

Il boss del Vomero, che fu arrestato a Chioggia nel 2016 dopo un mese di latitanza, ora potrà raccontare i segreti di uno dei clan di camorra più potenti di Napoli. Cimmino è stato uno dei protagonisti assoluti della storia camorristica partenopea. Nel giugno del 1997 era lui il vero obiettivo del clan Caiazzo, nell’agguato che costò la vita alla vittima innocente di camorra Silvia Ruotolo, madre dell’ex assessore – e oggi consigliere comunale – Alessandra Clemente.

L’articolo del finto pentimento del boss del Vomero, così Luigi Cimmino voleva evitare il 41bis

C’è anche la descrizione di un ‘finto pentimento’ nelle oltre 412 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Marcopido, che questa mattina ha portato all’esecuzione di 40 arresti. Tra questi il boss e gli affiliati del gruppo Cimmino, storico sodalizio criminale del Vomero. Gruppo guidato da Luigi Cimmino che, come ricostruito nelle pagine del dispositivo, avrebbe esercitato per anni il controllo illecito delle attività economiche correlate alla gestione delle strutture ospedaliere del Cardarelli, del Monaldi, del Cotugno, del Cto, dell’azienda ospedaliere universitaria Federico II attraverso l’esercizio di sistematica pressione estensiva sulle imprese appaltatrici di beni e servizi delle suddette aziende sanitarie pubbliche, la corruzione dei pubblici ufficiali deputati alla cura delle procedure di aggiudicazione della gare di appalto di opere e servizi, il fraudolento turbamento del corso delle procedure amministrative e la falsificazione, materiale e ideologica dei vari atti».

Nell’ordinanza il gip specifica che il vecchio boss, benché risulti attualmente detenuto in regime di carcere duro, di fatto non ha mai cessato di riscuotere gli introiti delle attività illecite non solo sotto forma di “mesata” ma anche in via diretta, attraverso il figlio  Diego, percependo quote di rilevanti estorsioni. Egli, inoltre, avrebbe continuato ad esercitare il suo potere all’interno del sodalizio e a far valere il suo ruolo di capo, come si desume dalla circostanza che anche dopo un breve periodo in cui il clan sospese il pagamento della quota a lui e alla sua famiglia, quale ritorsione perché lui stesso e il figlio Diego si erano appropriati degli introiti di alcune estorsioni di notevole entità, ne ottenne il ripristino grazie ai suoi rapporti con i clan di Marano. Lo stesso Cimmino, come ricostruito, cercò di eludere il carcere duro con un ‘finto pentimento’. E’ il vecchio boss nel 2018 a manifestare subdolamente l’intento di aggirare il regime carcerario con un finto pentimento per poter ottenere i domiciliari e continuare a comandare.

Il piano del boss del Vomero

Proposito questo fallito con la Procura che, già dai primi colloqui esplorativi, riesce a comprendere i reali propositi di Cimmino. Scelta dunque che il boss del Vomero avrebbe intrapreso non per un reale intento di cambiamento e distacco dal dan bensì per alleviare le sue condizioni di vita carceraria. A ribadirlo è lo stesso Cimmino intercettato in carcere mentre spiega al telefono ai familiari il suo piano:«E’ una mezza collaborazione, hai capito? Per cercare di .. scansare, diciamo, questo 41 e per scansare, diciamo, la casa lavoro a 41, hai capito?Se accetto è l’unico metodo per scansare la casa lavoro».

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