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domenica, Luglio 3, 2022
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Luigi Di Maio lascia il M5S, 60 deputati e 11 senatori pronti a seguirlo


“Lasciamo il Movimento 5 Stelle che da domani non sarà più la prima forza politica del Parlamento”. L’addio di Luigi Di Maio al Movimento che aveva contribuito a portare oltre il 30% arriva alla fine della giornata più lunga per la tenuta della maggioranza e del governo. L’ex capo politico M5S annuncia una “scelta sofferta” ma che pone fine alle “ambiguità”. E assicura che nella nuova realtà non ci sarà spazio “per odio, populismi, sovranismi, personalismi, superficialità”. Di Maio lancia la sua “operazione verità” dopo che Draghi ha incassato il sì compatto della sua maggioranza al Senato, con 219 voti, a proseguire nell’azione di sostegno all’Ucraina con una risoluzione che, dice il suo ministro degli Esteri, “rafforza il governo” con un “voto netto” dopo “settimane di ambiguità, turbolenze e attacchi” che “indebolivano” l’immagine dell’Italia all’estero. Pensare di “picconare” il governo per ragioni “legate alla crisi di consenso”, senza nemmeno riuscire a recuperare voti, affonda Di Maio, è da “irresponsabili”.

E conferma, acclamato dai deputati e senatori che lo stanno seguendo nel nuovo progetto, l’intenzione di continuare a sostenere “con lealtà e impegno” il governo Draghi. Non sarà, assicura, un “partito personale” ma si darà vita a “un nuovo percorso”. Perché una “forza politica matura”, dice ancora riferendosi ai suoi ex compagni di viaggio, deve sapere “aprirsi al confronto, al dialogo” e saper fare tesoro dell’esperienza nelle istituzioni che, a distanza di due legislature, “ci ha fatto capire che alcune esperienze del passato erano sbagliate”. “Da oggi inizia un nuovo percorso. Per fare progredire l’Italia da Nord a Sud abbiamo bisogno di aggregare i migliori talenti e le migliori capacità, perché uno non vale l’altro”.

Conte non replica. Ma ad avvertire che “tutto questo odio” si trasformerà in un “boomerang” ci pensa il capo della comunicazione M5S, Rocco Casalino.

Il premier Draghi oggi ha superato la prova del voto al Senato sull’Ucraina. Intesa, dopo le comunicazioni del premier in Aula, sulla risoluzione di maggioranza. “Il governo italiano insieme ai partner Ue e G7 intende continuare a sostenere l’Ucraina come il Parlamento ci ha chiesto di fare”, ha detto il premier. L’epilogo dopo lo strappo del ministro degli Esteri con il M5s, con la raccolta di firme per formare gruppi parlamentari autonomi che si potrebbero chiamare ‘Insieme per il futuro’: pronti 50 deputati e 11 senatori. Di Battista attacca: ‘Un ignobile tradimento’.

La scissione è servita. Luigi Di Maio è pronto all’addio, alle 21.15 la conferenza stampa con l’annuncio. Dopo lo scontro con l’ala contiana del Movimento 5 Stelle sulla risoluzione da votare in Senato dopo l’intervento di Draghi, il ministro degli Esteri ormai è vicino all’abbandono dei pentastellati. È in corso in queste ore, infatti, la raccolta firma tra i deputati per la creazione di gruppi autonomi alla Camera e in Senato. Per la nascita di una nuova formazione a Montecitorio sono sufficienti 20 deputati, a Palazzo Madama 10: sarebbero già pronti l’ex capo politico 60 parlamentari. I nomi che circolano sono quelli di Gianluca VaccaSergio BattelliAlberto Manca, Caterina LicatiniLuigi IovinoVincenzo CasoDavide SerritellaDaniele Del GrossoPaola Deiana e Filippo Gallinella. Anche la deputata Elisabetta Barbuto starebbe accarezzando l’idea di lasciare il Movimento per seguire Di Maio, che la scelse candidandola al collegio uninominale di Crotone.

Al Senato, invece, i parlamentari pronti all’addio sarebbero 14, tra cui Emiliano FenuFabrizio TrentacosteAntonella CampagnaVincenzo PresuttoPrimo Di Nicola Simona Nocerino. E poi vari esponenti del governo: il viceministro dell’Economia Laura Castelli, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, quella per il Sud Dalila Nesci e quello per la Salute Pierpaolo Sileri. E poi l’ex ministro Vincenzo Spadafora. Prima della conferenza stampa, Luigi Di Maio è salito al Colle per un colloquio con Mattarella. Intanto, fonti 5Stelle smentiscono le voci su un’uscita del Movimento dal governo.

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