Morto detenuto a Poggioreale, scontava l’ergastolo per omicidio: rivolta nel padiglione Salerno

Nuova protesta questa mattina nel carcere di Poggioreale a Napoli dopo la rivolta di domenica scorsa. Secondo quanto riferisce Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato di polizia penitenziaria Spp, i reclusi hanno battuto sulle inferriate con pentole ed altri pezzi di ferro presenti in cella in segno. Una protesta – spiega Di Giacomo – per la morte di un detenuto di 58 anni, probabilmente causata da un malore, forse un infarto. È successo nello stesso padiglione Salerno devastato dalla rivolta di domenica. Il rumore delle ‘battiturè è stato per diversi momenti particolarmente forte ed udibile dall’esterno. «Ora la protesta è rientrata – aggiunge Luigi Castaldo, segretario provinciale Osapp di Napoli – ma la tensione è alta visto che è lo stesso reparto dove vi è stata domenica la rivolta con ingenti danni».

Il detenuto, un italiano di 58 anni, è stato trovato esanime questa mattina nella sua cella del padiglione Salerno, a Poggioreale. Stava scontando una condanna all’ergastolo per omicidio e da tempo veniva curato all’interno dell’istituto per alcune patologie croniche. Non appena diffusasi la notizia, fa sapere il Dap, è scattata una protesta dei detenuti presenti nel padiglione, conclusasi nel giro di poche decine di minuti.

 

Già lo scorso sabato il garante per i detenuti, Samuele Ciambriello, aveva lanciato l’allarme: «Nelle carceri si sta consumando un’altra emergenza, la carenza idrica, che in questi giorni di caldo sta gettando nel caos diversi istituti penitenziari. Le strutture che ospitano i detenuti, spesso antichissime, hanno tubature e condotte usurate dal tempo che non riescono a rifornire di acqua tutti i piani degli edifici, a far fronte a una popolazione carceraria così massiccia». E dal report dell’associazione Antigone, nell’aprile 2018, risultò che l’istituto dovrebbe ospitare 1.611 posti: attualmente ha più di 600 detenuti in eccesso. E non solo. Si legge ancora nel report: «Il carcere, costruito nel 1918, presenta condizioni generali inadeguate, incompatibili con quanto previsto dall’attuale ordinamento penitenziario, soprattutto da un punto di vista architettonico».