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Pestaggi nel carcere di Santa Maria C. V., l’avvocato di Hakimi Lamine: “Morì sotto calci e pugni”

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E’ ripreso con le discussioni degli avvocati delle parti civili il maxi-processo per le violenze commesse dagli agenti penitenziari ai danni dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, in pieno lockdown per il Covid. 105 gli imputati, la maggior parte ufficiali e sottufficiali della penitenziaria in servizio quel giorno, funzionari del DAP e medici.

Pestaggi nel carcere di Santa Maria C. V., l’avvocato di Hakimi Lamine: “Morì sotto calci e pugni”

Per Luigi Romano, difensore dei familiari di Hakimi Lamine, il 28enne algerino morto un mese dopo i pestaggi in una cella del reparto di isolamento del carcere in seguito all’assunzione di un mix di farmaci – decesso che per la Procura sarebbe ricollegabile al grave stato psicofisico del giovane come conseguenza delle violenze – il 6 aprile si consumò una “rappresaglia a freddo” contro i 300 detenuti del reparto Nilo, e ciò per ristabilire l’ordine dopo le proteste effettuate dai detenuti la sera prima dovute alla positività al Covid di uno dei reclusi.
Hakimi, ritenuto uno dei capi della protesta, fu pestato con violenza, come emerso dai video interni del carcere e come descritto nel dettaglio nel corso della requisitoria tenuta a luglio dai pubblici ministeri Alessandro Milita, Daniela Pannone e Alessandra Pinto.

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Milita parlò, in relazione alla vicenda di Hakimi, di “un caso terribile, unico e spaventoso nella sua dinamica”. Dopo il pestaggio, ricorda il difensore, il giovane fu prima portato in una cella al piano terra, e ancora colpito con calci e pugni, quindi condotto al reparto di isolamento del Danubio, dove arrivò “in condizioni fisiche gravissime”. Un detenuto “lo vide vomitare sangue”, fu poi nuovamente picchiato con un bastone da un agente, e alla fine abbandonato al dolore e alle urla senza alcun supporto medico.

“La sera del 6 – ricostruisce l’avvocato – gli diedero una tachipirina”; solo il 17 aprile Hakimi, grazie all’intervento del magistrato di sorveglianza Marco Puglia, fu sottoposto a visita medico-legale, e gli fu riscontrato un “politrauma contusivo principalmente localizzato al volto, al dorso ed agli arti inferiori”. Un altro medico-legale sentito nel dibattimento ha poi confermato che Hakimi soffriva anche di disturbo della personalità; era dunque “in condizioni incompatibili con l’isolamento”, necessitava di piantone e in ogni caso sarebbe dovuto restare 15 giorni in isolamento, come previsto dai regolamenti, ma invece vi restò fino al 4 maggio, quando morì. La difesa ha puntato il dito contro i medici, che avallarono il depistaggio post violenze, certificando falsamente lesioni ai poliziotti.

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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