Salvatore Milano potrebbe aver pagato con la vita il tentativo di riorganizzare le vecchie leve della malavita di Miano. E potrebbe aver firmato la sua condanna a morte con il fallito agguato ad un giovane ras della zona, azione avvenuta qualche settimana prima a Marianella. Sono queste le due piste seguite dagli inquirenti, piste che si intrecciano tra loro fino a costituire un unico quadro. Dietro c’è ambizione, sangue e il fiorente traffico degli stupefacenti che fa gola a molti, specie dopo i maxi blitz che hanno decapitato prima quelli di ‘Abbasc Miano’ (i Balzano-D’Errico-Scarpellini) e poi i Cifrone della parte alta di Miano, la stessa dove è avvenuto l’agguato alla caffetteria Rosetta, in via Vittorio Veneto (leggi qui l’articolo). Secondo alcune indiscrezioni Milano avrebbe riunito tutti coloro legati alla vecchia guardia e in particolare quei ras che gravitano nella zona alta di Miano. Ciò potrebbe averlo messo in rotta di collisione con giovani leve particolarmente agguerrite e in particolare con un ras che proprio qualche tempo prima avrebbe subito un agguato, raid non andato a compimento. L’omicidio dunque potrebbe essere il classico ‘botta e risposta’ tra gruppi che ambiscono a conquistare la zona.

L’articolo precedente

Ci avevano già provato a settembre scorso. Allora non erano riusciti nell’intento. Ieri invece per Salvatore Milano, classe 1959, non c’è stato nulla da fare. Erano da poco trascorse le 18 quando i sicari si sono materializzati nel bar Rosetta di via Vittorio Veneto mentre l’uomo, conosciuto a Miano col soprannome di Totore ‘o Milan, stava pagando un caffè. Quattro colpi di cui due mortali alla testa e al torace non gli hanno dato scampo. L’ennesimo agguato che fa ripiombare un intero quartiere nella paura e che apre foschi scenari sulle nuove dinamiche nel ‘regno’ che fu dei Lo Russo. La zona dell’agguato è la cosiddetta ‘Miano alta’, roccaforte fino a qualche settimana fa dei Cifrone-Tipaldi ‘eredi’ dei Capitoni e in contrasto con i Balzano-Scarpellini-D’Errico di ‘abbasc Miano’. Proprio in compagnia di soggetti vicini al gruppo Cifrone era stato avvistato ultimamente. Soprattutto con personaggi riconducibili a Gaetano Tipaldi ‘Nanà’ e Gaetano Angellotti ‘Lino o cecat’, facenti parte della vecchia guardia dei Lo Russo. Un ruolo di assoluto carisma criminale quello di Milano, riconosciutogli da tutti. A testimoniarlo due episodi: Milano era infatti cognato di Francesco Russo ‘Doberman’ ucciso con lupara bianca dagli stessi Lo Russo con la ‘collaborazione’ degli Amato-Pagano. Un’epurazione interna che non toccò assolutamente Milano nè scalfì la sua considerazione all’interno del clan.

La faida di Miano, la testimonianza

L’altra testimonianza diretta è quella di un pezzo da novanta della camorra partenopea, Maurizio Prestieri che, in un verbale del luglio del 2008, precisò: “I Lo Russo operano principalmente a Miano, Pi- scinola e Marianella. Agli incontri di mediazione è sempre stato presente Salvatore Lo Russo, a me noto come “Totore ’o capitone. Parimenti per i Lo Russo c’era tale “Lelluccio muss ’e scimmia, che credo chiamarsi Raffaele Perfetto. Nel periodo degli incontri costui fu arrestato, credo per rapina, per essere successivamente scarcerato e riprese a partecipare agli incontri. Sempre per Lo Russo presente tale “Oscar”, che è persona di circa trent’anni, con i capelli neri. Talvolta partecipava anche Antonio, il figlio di Salvatore Lo Russo, e in maniera incostante era presente Totore ’o Milan”.

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