Forse poteva sostenere un secondo trapianto di cuore il piccolo Domenico Caliendo se, dopo il trapianto di cuore fallito, fosse stato collegato a un sistema di assistenza biventricolare, una sorta di cuore meccanico artificiale.
“Per Domenico possibile spiraglio se collegato al cuore meccanico”, l’ipotesi del primario del Monaldi
La circostanza emerge da una delle relazioni stilate dall’Heart Team, un gruppo multidisciplinare deputato, tra l’altro, a valutare la “trapiantabilità” di un paziente in attesa di un organo.
La relazione in questione è quella del 13 febbraio scorso, una delle cinque che non sono state consegnate alla Procura e al gip nell’ambito delle indagini sull’omicidio colposo in concorso del bimbo deceduto lo scorso 21 febbraio nell’ospedale Monaldi di Napoli.
Secondo quanto si evince dal documento datato 13 febbraio, il primario del reparto di cardiochirurgia per adulti dell’ospedale Monaldi Claudio Marra, “in considerazione dell’assenza di un’offerta cuore e della rarissima possibilità che tale offerta arrivi nel breve periodo” ritiene necessario interrogarsi “dal punto di vista etico”, se dare un eventuale cuore a Domenico, “paziente in multiorgan failure (cioé in una condizione in cui diversi organi sono ormai malfunzionanti) e in terapia immunodepressiva”.
E in relazione a questa considerazione suggerisce di considerare “un supporto vitale differente dall’Ecmo” proponendo “l’assistenza biventricolare (doppio Berlin Heart)”. La proposta però, sempre secondo quanto riporta il documento, viene scartata dal cardiochirurgo Guido Oppido (indagato con altri sei colleghi) “a causa dell’alto rischio di infezione”. Alcuni giorni dopo, il 17 febbraio, si rende disponibile un secondo cuore da trapiantare ma le valutazioni di trapiantabilità sono negative e il cuore verrà destinato a un altro paziente.


