Dopo la notifica dell’ordinanza di sgombero, la partita giudiziaria sul futuro del “Castello delle Cerimonie” entra in una fase decisiva. La difesa di Concetta Polese, affidata all’avvocato Dario Vannetiello, ha rilanciato con una doppia iniziativa tra Corte di Cassazione e Corte d’Appello di Roma.
La Suprema Corte ha fissato al 9 luglio l’udienza sui ricorsi presentati dalla difesa di “Donna Imma” e, per Agostino Polese, dagli avvocati Veronica Paturzo e Andrea Castaldo. L’obiettivo è ottenere «l’annullamento della dichiarazione di inammissibilità della prima richiesta di revisione», sostenendo che «alla luce delle prove nuove introdotte dopo il processo, il reato di lottizzazione abusiva deve ritenersi insussistente».
Per il “Castello delle Cerimonie” non è ancora finita, ricorso in Cassazione per la revisione del processo
Secondo la linea difensiva, nel procedimento originario «non fu mai accertato il carico urbanistico/insediativo complessivo, né fu accertata la effettiva ulteriore urbanizzazione» derivante dalle opere realizzate nel complesso alberghiero. Un punto che, nelle intenzioni dei legali, potrebbe incidere sull’intero impianto accusatorio che portò alla confisca. Parallelamente, lo stesso Vannetiello ha depositato presso la Corte d’Appello di Roma una nuova richiesta di revisione della sentenza emessa l’8 novembre 2016 dal Tribunale di Torre Annunziata, poi confermata nei successivi gradi di giudizio.
Si tratta, spiega il legale, di un’azione fondata su «otto nuove ed ulteriori prove, rappresentate da atti di pregressi procedimenti penali, consulenze, fatture e fotografie». La strategia difensiva punta su un profilo procedurale: «il reato di lottizzazione abusiva, pur a volerlo ritenere sussistente, era già prescritto prima dell’inizio del processo», e dunque «il processo che si concluse con la confisca non avrebbe proprio dovuto iniziare».
Un passaggio che, se accolto, potrebbe riaprire completamente il caso. Il Castello delle Cerimonie rappresenta da decenni una realtà simbolo del territorio, noto anche per le trasmissioni televisive e per aver ospitato eventi e personalità di rilievo, tra cui Diego Armando Maradona e la nazionale argentina durante i Mondiali del 1990.
Sul futuro della struttura pesa l’ordinanza di sgombero, ma la difesa ritiene di avere ancora margini: «ci giochiamo tutto su due tavoli», tra Cassazione e Corte d’Appello. Un percorso che potrebbe riservare sviluppi inattesi, anche alla luce di precedenti recenti, come la restituzione del ristorante “Assunta Madre” ai legittimi proprietari dopo anni di sequestro.
Intanto, tra i circa cento lavoratori della struttura e nel territorio resta alta l’attesa. La decisione dei giudici potrebbe segnare il destino definitivo di uno dei luoghi più noti della ristorazione e degli eventi in Campania.

