Gianni Lanciano il rider aggredito e derubato dello scooter alcuni giorni fa a Calata Capodichino stamane ha iniziato di nuovo a lavorare come macellaio in una catena di supermercati. Ha preso servizio nella sede di Casoria“. A darne notizia sono il consigliere regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli e il conduttore radiofonico Gianni Simioli che avevano reso nota la sua vicenda. “Grazie alla mobilitazione generale di solidarietà legata a questa vicenda siamo riusciti anche a mettere in contatto altri cittadini che avevano necessità di lavoro con salumerie e supermercati. Persone che avevano bisogno di personale e quindi a dare altre opportunità di occupazione.”

“Non ho mai rifiutato il lavoro – ha spiegato Lanciano – ma ho semplicemente fatto dei colloqui in questi giorni con chi me l’aveva offerto senza secondi fini. Non volevo finire sotto i riflettori mediatici, non ho scelto io di essere rapinato e aggredito. Mi dispiace che qualche imprenditore abbia tentato di farsi pubblicità sulla mia vicenda cercando di speculare su questa vicenda. Anche il fatto che io non fossi disponibile a lavorare in provincia era sbagliato. Infatti ho preso servizio a Casoria. Adesso chiedo solo di poter tornare alla mia vita normale e ringrazio di cuore a chi mi ha offerto questa occasione”.

 

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Il ‘branco’ ha seguito Gianni fino a Calata Capodichino: l’articolo precedente

Un’indagine veloce ma al tempo stesso certosina (leggi qui l’articolo di Internapoli) quella dunque effettuata dagli uomini della polizia di Stato. Un’indagine partita dalle dichiarazioni del rider rapinato, avvicinato da sei persone che non hanno esitato a gettarlo in terra. A passare con i loro mezzi su di lui, tutto pur di appropriarsi del mezzo usato dall’uomo per effettuare le consegne. Tutto però immortalato da uno smartphone e dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. A partire da quelle immagini, dal racconto di Gianni e dallo studio del percorso da lui effettuato gli investigatori, presunti conoscitori del territorio, sono così riusciti a individuare i responsabili in quella fetta di area nord compresa tra il Rione dei Fiori (conosciuto come ‘Terzo Mondo’) e le Case celesti di via Limitone d’Arzano.

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