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lunedì, Gennaio 24, 2022
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Racket alla Sanità, i ras del gruppo Mauro confessano


Sono accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Sono i giovani ras del gruppo Mauro dei Miracoli che ieri mattina in aula hanno ammesso le proprie colpe. Sperano così di ottenere un consistente sconto di pena. La pubblica accusa invece, per tutta risposta, ha chiesto la conferma della condanna di primo grado (a quattro anni) per Vincenzo Leonardo ‘Chiuvetiell’, Francesco Lamia, Luca Di Vicino e Antonio Chiaro (l’unico che non ha ammesso addebiti, quest’ultimo è il cognato del capoclan Ciro Mauro). L’episodio è quello relativo al tentativo di estorsione ai danni di un’agenzia di scommesse al rione Sanità il cui titolare fu anche malmenato in piazza dagli aguzzini del gruppo dei Miracoli. Leonardo e Di Vicino furono arrestati nuovamente nel giugno scorso (leggi qui l’articolo). Le indagini permisero di ricostruire l’accaduto nei termini denunciati dalla vittima ed assicurati dalle immagini del sistema di videosorveglianza installato all’interno dell’esercizio commerciale. Si è cosi potuto accertare che i due indagati, nel settembre del 2019, in due consecutive occasioni, avrebbero tentato di costringere la vittima a consegnare loro una somma di danaro, non meglio quantificata, a titolo di tangente, non riuscendo nel loro intento per il rifiuto del negoziante.

Il clan Mauro

Dopo essere entrati nel negozio ed essersi portati nel retrobottega, avevano intimato alla persona offesa di fare loro un “regalo”, richiesta che avevano poi reiterato alcuni giorni dopo. I due indagati erano stati in precedenza già arrestati in esecuzione di un’altra ordinanza cautelare per una tentata estorsione continuata commessa, nel febbraio del 2019 ed in concorso con altre due persone, per agevolare le attività del clan Mauro, ai danni proprio del titolare di un’agenzia di scommesse della Sanità. Il primo tentativo non andò a buon fine e così qualche giorno dopo Leonardo si ripresentò fuori l’agenzia con Antonio Chiaro, Francesco Lamia e Di Vicino (leggi qui l’articolo). Furono in seguito i carabinieri ad eseguire nei loro confronti un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Procura antimafia per estorsione aggravata dal metodo e dalla finalità mafiosa.

L’articolo precedente: Il sogno del boss Ciro Mauro, prendersi la Sanità:«Adesso siamo i più forti»

Un gruppo nato come ‘costola’ dei mianesi ma capace in breve tempo di ritagliarsi una fetta importante dell’economia criminale del centro. Gli stessi Mauro, come spiegato in un’informativa dei carabinieri del 2017 «non hanno esitato a sfruttare la chance di porsi al centro delle trame camorristiche riuscendo ad ordire alleanze con il gruppo Sequino-Savarese e preservare i rapporti con le famiglie Vastarella-Staterini che gli consentirà di acquisire, in maniera significativa, non solo una percentuale dei proventi degli affari illeciti del rione ma anche una totale autorità sul territorio dei Miracoli». Sono diversi dunque i periodi presi a riferimento. Un primo, di contrapposizione armata, che dura dal settembre 2013 al gennaio 2014 che vede i Sequino-Savarese, coadiuvati dalle famiglie di Forcella e cioè i Sibillo-Brunetti-Amirante, contrapporsi ai gruppi diretta emanazione di Miano e cioè gli Esposito-Genidoni, i cosiddetti ‘Barbudos’ insieme ai Mauro.

Un secondo periodo, tra il gennaio 2014 e il maggio di quell’anno, vedrà un mutamento radicale degli assetti quando il gruppo di Ciro Mauro deciderà di accodarsi ai Sequino-Savarese per dare il via al progetto che prevedeva la totale estromissione dal rione della famiglia Esposito-Genidoni vista come un gruppo invasore, vista la sua origine nell’area nord di Napoli. Partecipe a questa fase anche il clan Vastarella anche se erano iniziati già allora ad emergere malumori nello stesso gruppo con Staterini, cognato di Vastarella, che era favorevole alla linea dura dei Mauro finalizzata ad accordi sempre più stretti con i Sequino-Savarese per cacciare i ‘Barbudos’ dal quartiere mentre Antonio Vastarella, figlio di Patrizio, sembrava più propenso ad attendere la scarcerazione del padre prima di siglare accordi più stretti.

Ad avallare questa ricostruzione anche il racconto del collaboratore di giustizia Salvatore Marfè, vera ‘voce di dentro’ nel gruppo dei Miracoli:« Nell’estate del 2013 si ruppero i rapporti tra i Sequino e Pierino nel senso che i Sequino e i Savarese fecero l’alleanza con i Sibillo mentre Pierino venne da noi ai Miracoli, ci spiegò la situazione e ci disse che aveva litigato con Silvio Pellecchia dei Sequino e con Emanuele Sibillo. Ciro Mauro quindi si schierò con Pierino Esposito contro i Sequino e i Savarese»

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