Schiaffo agli eroi del Covid, la protesta in Campania: “No a infermieri di serie A e B”

Schiaffo agli eroi del Covid a Napoli
Schiaffo agli eroi del Covid a Napoli

Nessuna «netta distinzione tra infermieri A e B» e anche «C, ossia i fantasmi, quelli che non compaiono nemmeno». È il monito alla Regione Campania lanciato dai referenti regionali del Movimento Nazionale Infermieri di cui fanno quelle professionalità che sono state e sono tuttora in prima linea per contrastare, su più livelli, la diffusione del Coronavirus e che si dichiarano non appartenenti a qualsivoglia sigla sindacale. La richiesta all’ente regionale arriva il giorno prima del previsto incontro a Palazzo Santa Lucia tra l’amministrazione campana retta da De Luca e i sindacati per discutere dei premi da elargire a quei medici, infermieri, Oss e autisti del 118 impegnati nei reparti Covid, in ospedale o che hanno assistito i positivi al virus nel periodo che va dal 17 marzo al 30 aprile 2020.

I bonus

Tra le bozze circolate di recente, c’è la proposta della Uil Campania Fp della divisione dei premi in fasce: 1000 euro per la fascia A, cioè rischio elevato, che coinvolgono tutti coloro i quali hanno effettuato 20 turni o 120 ore oppure turni inferiori a 20 e meno di 120 ore, (50 euro a turno ogni 6 ore) nei reparti di terapia intensiva, quelli riservati esclusivamente al Covid, ai pronti soccorsi o sui mezzi di trasporto dei positivi. Un premio di 600 per la fascia B, cioè rischio medio, e destinato a quelli che hanno effettuato 20 turni o 120 ore oppure turni inferiori a 20 e meno di 120 ore, (30 euro a turno ogni 6 ore) nelle camere mortuarie, nei Sert o impegnati in assistenza domiciliare. Infine, la fascia C, con un premio di 300 euro per chi è andato incontro con un rischio minore. I dettagli, come detto, si discuteranno domani in un incontro, che potrebbe essere risolutore, tra sigle sindacali e rappresentanti della Regione Campania.

Il disaccordo del Movimento Nazionale Infermieri

L’impostazione e i parametri trovano però molte perplessità nei rappresentanti della Campania aderenti al Movimento Nazionale Infermieri. In una lettera inviata al governatore Vincenzo De Luca il gruppo ritiene quanto si sta discutendo una «mossa controproducente che scontenta tutti e accresce il malcontento generale dei professionisti sanitari. In tempi non sospetti – affermano nella missiva dal Movimento Nazionale Infermieri – abbiamo gridato a gran voce l’infelicità di stanziare fondi per il comparto a “rischio Covid’’ chiedendo altresì un contratto degno della professione infermieristica». In virtù di ciò, recita ancora la lettera indirizzata a Vincenzo De Luca, va evitata la «netta distinzione tra infermieri A e B» e anche «C, ossia i fantasmi, quelli che non compaiono nemmeno, quelli che secondo le scelte di qualcuno erano completamente al sicuro. Ma, in molti, casi, si sono contagiati più facilmente degli altri. Pensiamo agli infermieri di aree denominate No-Covid ma anche ai liberi professionisti e ai dipendenti privati che hanno continuato la loro attività anche domiciliare rischiando di essere contagiati».

Le proposte

Ricordando come i primi casi riconducibili al Covid-19 in Italia siano stati riscontrati a gennaio 2020 a Roma con due turisti cinesi contagiati e successivi i focolai in Lombardia abbiano indotto il governo a dichiarare lo Stato di emergenza nazionale il 31 gennaio e che dunque la data “indicata nell’accordo, ossia il 10/03/2020, non rispecchia assolutamente il reale andamento dell’emergenza sanitaria e del rischio professionale annesso’’, il Movimento Nazionale Infermieri chiede alla Regione Campania «un’attenta e più scrupolosa valutazione della distribuzione dei “Premi Covid’’ con inclusione di tutti gli infermieri che hanno lavorato sia nelle aree Covid che non-Covid» prendendo come riferimento «l’intero periodo lavorativo considerando l’effettiva durata dell’emergenza e non solo parte di essa» andando ad includere «tutti gli infermieri che si sono contagiati di Covid durante l’emergenza sanitaria e pertanto impossibilitati al raggiungimento delle presenze richieste». Il gruppo chiede anche che il «“Premio Covid» non sia «soggetto a tassazione». Ultimo ma non meno importante, anzi, il «prolungamento dei contratti con scadenza a breve termine di almeno un anno». Questo perché, secondo la visione, i referenti regionali del Movimento Nazionale Infermieri «rinnovare i contratti in scadenza, o ancor meglio stabilizzare i precari, vorrebbe dire premiare davvero gli infermieri che hanno lavorato durante la pandemia». Nel corso di sit-in di piazza replicati in simultanea in diverse città italiane qualche settimana fa, il Movimento Nazionale Infermieri ribadisce «la reale e urgente necessità di uscire immediatamente dal comparto e la stipula di un contratto esclusivo per la professione infermieristica».

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