I ras e gli affiliati al clan Cifariello-Cancello avrebbero prima tentato minacciato una famiglia residente a Scampia, aspettandoli sotto lo stabile di residenza armati di mazze. Poi sequestrarono il titolare dell’immobile, come forma di riscatto, per spingere i suoi familiari a cedere le chiavi e di conseguenza la casa. L’obiettivo del clan era impossessarsi dell’alloggio nella regolare disponibilità della famiglia di Scampia. Per quella vicenda oggi sono arrivate le condanne per i ras che hanno scelto l’abbreviato. Otto anni sono stati stabiliti per il ras Maurizio Cancello, indicato come il capo del gruppo. Simona Gallucci ha invece rimediato una condanna a un anno e undici mesi con sospensione della pena. Buon risultato anche per Moreno Del Medico (difeso dall’avvocato Leopoldo Perone e dall’avvocato Rosario Marino), Christian Iandolo e Ferdinando Libero (difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina) condannati a un anno e undici mesi.
“Portaci le chiavi”, le minacce alla famiglia
La vittima, resasi conto che esponenti della criminalità lo stavano cercando, anche chiedendo di lui ai suoi familiari, avrebbe raggiunto una sala scommesse, utilizzata come punto di ritrovo dai membri del clan, per chiedere spiegazioni su cosa stesse succedendo. Giunto sul posto insieme al figlio, l’uomo, dopo essere stato insultato da alcuni affiliati, sarebbe stato minacciato per farlo liberare il suo appartamento entro un’ora. Inoltre sarebbe stato sequestrato all’interno nell’attesa che il figlio, lasciato libero di andare ad avvisare i familiari, tornasse e consegnasse loro le chiavi della casa.
La triste vicenda è stata affrontata anche nelle trasmissione Lo Stato delle Cose che ha intervistato la vittima: «Venne mio figlio e mi disse che lo stavano seguendo io per evitare… Mi sono presentato io da queste persone. Trovandomi al cospetto diciamo del boss, fece richiamare mio figlio. Furono queste testuali parole che non mi dimenticherò mai: “Portami le chiavi di casa”. O portavo le chiavi e me ne andavo con i miei piedi o me ne andavo con l’ambulanza se tutto andava bene. Hanno vissuto nella mia casa per un anno. Loro hanno messo innumerevoli video su Tiktok, sui social. Mia moglie è stata anche picchiata. A mia figlia hanno detto “Ti devo mettere incinta”. Non sono andato a denunciare per paura. Quello che ho subito io e la mia famiglia è la prima volta che si verifica. Mai successo una cosa del genere a Scampia». Gli occupanti della famiglia hanno piazzato delle telecamere all’interno dell’immobile. Fortunatamente lo scorso 25 marzo, la famiglia minacciata è ritornata nella sua abitazione.


