Stasera l’ultima di Ancelotti al San Paolo, poi c’è Gattuso: i motivi della rottura

Stasera sul San Paolo calerà il sipario sull’avventura di Carlo Ancelotti in azzurro. Salvo sorprese infatti, Napoli-Genk sarà l’ultima apparizione del tecnico di Reggiolo che sembra ormai destinato all’esonero. Tante le ipotesi dietro la rottura. A fare un po’ di chiarezza ci ha pensato la ‘Gazzetta dello Sport’, che ha messo in evidenza i motivi per cui Ancelotti non siederà più sulla panchina del San Paolo.

I punti fondamentali, secondo la rosea, sono 4. Ecco quanto riportato:

IL MERCATO ESTIVO – “Ancelotti non è tipo da far proclami pubblici, alla Antonio Conte, per spingere il proprio club. Ma più volte aveva chiesto un esterno sinistro, visto le condizioni di Ghoulam, che non è arrivato. E poi spingeva per Icardi e per la partenza di Insigne. Il capitano invece è rimasto, riproponendo equivoci tecnici-tattici e di gestione spogliatoio, che l’allenatore non è riuscito a risolvere”.

LO STAFF E IL LAVORO – “Non è un delitto avere il proprio figlio, Davide, come secondo. E nemmeno il genero nutrizionista dello staff. Ma è consequenziale che quando le cose non vanno bene, tutto ciò ti venga rivoltato contro. Ed è quello che è successo negli ultimi mesi. Parte della squadra ha criticato i metodi di preparazione, e alcune battute al vetriolo dello stesso De Laurentiis hanno mostrato il nervo scoperto”.
IL RITIRO E… – “Il 4 novembre è il giorno in cui si rompe qualcosa di importante fra presidente e allenatore, non umanamente, ma nella gestione della squadra. Alla vigilia della partita interna col Salisburgo, De Laurentiis decide di mandare la squadra in ritiro. Ancelotti non è d’accordo e lo dice pubblicamente, sbagliando. Perché per De Laurentiis il famoso ammutinamento della notte successiva è figlio della gestione solo carota e niente bastone dell’allenatore. A quel punto Adl non perde stima dell’uomo Carlo, ma del tecnico sì. E infatti gli lascia addosso tutta la responsabilità partendo per la California e sperando che la grande esperienza possa portare Ancelotti a risollevare il gruppo”.

EQUIVOCI TATTICI – “Ma così non è. Dopo il Salisburgo arrivano quattro pari (solo quello di Liverpool lascia intravvedere una reazione, ma resta fuoco di paglia) e una sconfitta. Emergono limiti tattici, di un centrocampo con un solo incontrista, con giocatori usati in ruoli non congeniali. Il tecnico prova anche il 4-3-3 più congeniale alla vecchia guardia della squadra, ma arriva la sconfitta col Bologna. In effetti ormai la squadra è bloccata mentalmente (la questione multe rimane preponderante, anche se il tecnico cambierà) e si limita a svolgere un compitino fatto di sterile possesso palla, senza mai rischiare una verticalizzazione. E alla prima difficoltà è come scalare l’Everest. Al di là della Champions comunque una squadra di questo tasso tecnico, l’unica finora capace di battere il Liverpool e pareggiare ad Anfield in questa stagione, non può restare in una anonima posizione di metà classifica lontana dalla qualificazione nelle coppe, che è ciò che porta soldi nelle casse di un club”.