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Superlega. "Juve, Inter e Milan vanno escluse dalla serie A", Napoli in Champions ma con pochi guadagni. La strategia di De Laurentiis

Ricchi contro poveri: è iniziata la guerra tra i club dopo la nascita della Superlega. Il terremoto venutosi a formare all’interno del calcio europeo è un cataclisma di dimensioni enormi. La scelta delle dodici società fondatrici ha trovato più dissensi che consensi, come prevedibile peraltro. Difficile la posizione del Napoli di De Laurentiis.

In Italia, ad esempio, è partito l’ostracismo nei confronti di Juventus, Inter e Milan. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de ‘la Repubblica’, nell’ultimo consiglio della Lega Serie A convocato d’urgenza si è concretizzata una rottura destinata ad avere strascichi anche in futuro.

Superlega: richiesta di espulsione per Juventus, Inter e Milan dalla Serie A

Avanzata una richiesta da tre società, nello specifico Atalanta, Verona e Cagliari. Si sono dette a favore dell’esclusione di Juventus, Inter e Milan dalla Serie A.  All’orizzonte, dunque, si avvista una stagione di ricorsi e battaglie legali. Fino a prova contraria, però, gli scissionisti non hanno intenzione di dire addio alla Serie A e, tantomeno, alle altre coppe ufficiali fino all’avvio della Superlega.

Qual è la reazione del campionato di Serie A dopo l’ufficialità della nascita della Superlega?

Secondo il Corriere dello Sport se la Uefa squalificasse Juve, Inter, Milan e Roma (le partecipanti alla Superlega), il campionato italiano avrebbe il 60% di ricavi in meno. I più scottati sarebbero Lotito e De Laurentiis, fuori dal calcio dei ricchi. Il patron azzurro, si legge, ha persino un ruolo nell’Eca ed è rappresentante della Uefa Club Competitions Commitee.

Reazione durissima di UEFA, FIFA ed ECA che hanno aspramente condannato questa iniziativa che rischia di rivoluzionare il calcio europeo. I 12 club firmatari uscirebbero quindi dalla UEFA ed in tal caso non prenderebbero più parte alle competizioni come Champions League ed Europa League. Una minaccia durissima alla stabilità del calcio europeo.

La posizione del Napoli, danni alla società di Aurelio De Laurentiis

Si attende una reazione anche da parte del Napoli di De Laurentiis che al momento non fa parte di tale accordo. Alla luce di ciò se Inter, Milan e Juventus dovessero davvero iniziare la SuperLega già ad agosto non farebbero quindi più parte della prossima Champions League liberando di fatto tre posti in Serie A. A quel punto al Napoli potrebbe bastare anche un quinto, sesto o addirittura un settimo posto in classifica. La Uefa è pronta a passare all’attacco e ha già minacciato cause miliardarie e sanzioni esemplari. Intanto i 12 club fondatori sembrano fare sul serio e sono uniti e compatti nel portare avanti questa rivoluzione epocale.

De Laurentiis tra i promotori della Superlega ma ora escluso

Il presidente del Napoli De Laurentiis tra i primi in Italia ed in Europa a parlare delle necessità della nascita della Superlega.
De Laurentiis già nel 2013 parlava di Superlega: “Lavoro all’evoluzione del calcio. Innanzitutto con dei campionati nazionali da 16 squadre. A questi si affiancherebbe “una grande competizione europea a cui parteciperebbero le prime cinque dei cinque migliori tornei”. Salterebbe in ogni caso l’Europa League che “non serve a niente se non a sprecare energie e soldi. Una rivoluzione giusta per cambiare cose ingiuste. Si potrebbero generare 5 miliardi di euro, e in cambio tutti i club avrebbero i conti in regola”.

Aurelio De Laurentiis ne parlò anche nel 2019 

“La Uefa boccia la mia idea, secondo loro la Superlega danneggerebbe i tornei nazionali. Oggi bisogna guardare al futuro, ovvero la richiesta dei tifosi, perchè tutto dipende da loro. Dal 2024 al 2030 organizzeremo 3 nuove competizioni europee. L’attuale formula è perfetta ma bisogna sempre puntare ad evolversi. Il centro, però, è rappresentato sempre dai tifosi, perchè sono loro quelli che investono. La crescita del calcio italiano è stata inferiore a quella inglese, spagnola e tedesca. E’ stata pari solo a quella francese. Chi è alla guida del calcio italiano deve capire perchè la crescita è così lenta. Bisogna imparare a ragionare collettivamente e non individualmente, ma non voglio dare giudizi“.

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