HomeCronacaTraffico di rifiuti da Napoli alla Thailandia, indagati 11 imprenditori

Traffico di rifiuti da Napoli alla Thailandia, indagati 11 imprenditori

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Nella giornata di ieri nelle province di Salerno, Napoli, Bari, Potenza, L’Aquila, Latina, Frosinone, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di sequestro preventivo nei confronti di alcuni imprenditori, sottoposti ad indagine per i reati di associazione a delinquere (art. 416 c.p.), attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452 quaterdecies c.p.) e furto aggravato di ingenti quantità di materiale ferroso, prelevato prevalentemente presso cantieri della Rete ferroviaria Italiana.

Indagine dall’Italia all’Asia

L’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Salerno, in accoglimento della richiesta dell’ufficio, riguarda una serie di condotte illecite riscontrate nel corso di una complessa attività investigativa, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Salerno, che ha avuto inizio nel settembre del 2022 e si è protratta per diversi mesi, interessando diverse regioni del territorio nazionale e alcuni Paesi europei ed extraeuropei.

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Le complesse e particolarmente articolate indagini – nate a seguito di un controllo effettuato dai Carabinieri del Reparto Speciale nei confronti di una azienda di Albanella operante nel settore del trattamento/recupero di rifiuti urbani e speciali – sono state condotte anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e pedinamenti, che hanno consentito di individuare un collaudato sistema ritenuto finalizzato ad illecite attività di smaltimento rifiuti.

Le indagini si sono sviluppate su due filoni principali.

Un primo, relativo ad una società con sede legale in San Giuseppe Vesuviano e sede operativa in Albanella, ha consentito di accertare gravi indizi in ordine alla gestione illecita di rifiuti urbani ingombranti, di imballaggi misti, di rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica, destinati illegalmente ad impianti della Thailandia, in assenza della documentazione prescritta o attraverso la falsificazione della stessa e comunque in violazione della normativa, nazionale e comunitaria, vigente in materia di esportazione di rifiuti.

Il secondo, invece, si è sviluppato partendo dalla gestione illecita dei rifiuti ferrosi che la stessa società cedeva “in nero” ad un’altra società, riconducibile ad una nota famiglia di imprenditori locali, attraverso una serie di “prestanome”. In una occasione si è accertato anche un’illecita esportazione in Turchia di complessivi kg 5.154.760 di rottami ferrosi, falsamente documentati come End of Waste, ovvero materiale di recupero; in particolare sarebbe stata falsificata la documentazione per rendere consentirne l’esportazione in violazione della normativa vigente, Gli approfondimenti investigativi successivi hanno consentito di ricostruire una più ampia attività di gestione illecita di rifiuti metallici, da parte di una serie di ulteriori società, realizzata avvalendosi del meccanismo fraudolento del “giro bolla”, consistito nella emissione di documentazione falsa emessa a nome di società inesistenti.

L’illecito profitto derivante dalle attività sopra descritte, quantificato in euro 3.400.000 è stato sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca, diretta e per equivalente. Sono stati, inoltre, sequestrati gli impianti e gli automezzi delle società strumentali alla commissione degli illeciti. A termine delle operazioni i militari del NOE hanno eseguito il sequestro di
71 conti correnti riconducibili alle persone fisiche e persone giuridiche coinvolte nelle indagini, le cui capienze sono in corso di compiuta quantificazione e di 8 camion e gli impianti aziendali utilizzati per la gestione illecita ed il trasporto dei rifiuti.

Contestualmente sono stati notificati ad undici persone inviti per rendere interrogatorio avendo la Procura richiesto, nei loro confronti, l’applicazione di misure cautelari personali. Il provvedimento di sequestro e le contestazioni in esso formulate saranno sottoposte ad ulteriori valutazioni nelle successive fasi del procedimento, ragion per cui nei confronti degli indagati, in attesa del giudizio definitivo, sussiste la presunzione di innocenza.

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