Transessualità in carcere, dopo l’operazione si può chiedere il trasferimento

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Qual è la condizione delle persone transgender detenute nelle carceri italiane? In un convegno a palazzo San Giacomo si è discusso di questo delicato tema in occasione della settimana di studi legata alla Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia.

Il termine transgender esprime meglio di transessuale la complessità dei casi: mentre infatti il vocabolo “transessuale”, stabilizzato nell’uso italiano, denota una persona che transita o aspira a transitare dal maschile al femminile (o viceversa), il più ampio termine “transgender” include anche quelle circostanze in cui nessuna delle due identità maschile/femminile costituisce un approdo definitivo della persona.

Nei casi in cui la transizione di sesso si conclude con l’intervento chirurgico, la detenuta viene coerentemente accolta in un carcere femminile. Quando invece manca il cambio chirurgico del sesso, la situazione comporta valutazioni più ampie e le scelte sono meno chiare; questo benché dal 2015 le persone non operate possano egualmente modificare la loro identità anagrafica in armonia col loro sentire.

Nel corso della settimana di studi sulle questioni LGBT non è mancata la riflessione sull’’importanza della cultura scientifica per il superamento dei pregiudizi su orientamento sessuale e identità di genere.

Transessualità in carcere: un sfida complicata, un tema di civiltà
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