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Truffe informatiche per la camorra, il pentito: “Ingaggiavamo i tossici”

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Le truffe informatiche della camorra sono state svelate anche da Rosario La Monica nel maggio 2024. Il collaboratore di giustizia ha parlato del collegamento tra il clan Mazzarella e un 27enne chiamato il Polacco di Pomigliano D’Arco. Il cartello napoletano controllava il business e incassava i soldi grazie ai suoi importanti ras.

Nel maggio 2024, La Monica ha parlato del meccanismo criminale e del suo ruolo all’interno dell’organizzazione: “So che esistono degli hacker che lavoravano per il clan Mazzarella. Si tratta di soggetti di Pomigliano d’Arco che poi dovevano dare una quota parte del loro profitto ai Mazzarella. Ho visto personalmente agire il ‘Polacco’ che gira su una Mustang… Io stesso mi occupavo di aprire dei conti correnti. Ingaggiavano dei tossici e li utilizzavamo per aprire dei conti correnti, con il loro ausilio, poiché loro partecipavano alle procedure di riconoscimento facciale necessarie per aprire i suddetti conti“.

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L’hacker in prestito

Un giovane hacker del clan Licciardi sarebbe stato prestato ai rivali dei Mazzarella. Si tratta di un elemento centrale delle truffe informatiche, circa 60 quelle contestate, messe a segno tra il 2022 e il 2024 su cui hanno fatto luce i carabinieri e la DDA di Napoli.

Dalle indagini è emerso che a una vittima sono stati sfilati, in un sol colpo quasi 60mila euro, e che in un giorno, la batteria di truffatori, che agivano in una centrale telefonica localizzata a Napoli Est, era capace di appropriarsi attraverso due distinti modus operandi anche diverse centinaia di migliaia di euro, 2-300mila euro. Utilizzando due diverse modalità d’azione hanno agito non solo da Nord a Sud dell’Italia ma anche in Spagna, dove era stata allestita una struttura molto simile a quella che c’era in Italia.

“Camorra molto evoluta”, le parole del Procuratore Gratteri

Le mafie sono contemporanee, – ha dichiarato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri – e lo è anche la camorra che ho visto molto evoluta nell’ambito informatico e nel dark web, una criminalità capace di commettere reati attraverso la tecnologia. Nella Procura di Napoli c’à una sezione specializzata in reati informatici che con Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza riescono a fare questo tipo di indagine e scoprono continuamente nuovi modi per commettere questa tipologia di reati. Noi cerchiamo di stare al passo e i miei colleghi, con le forze dell’ordine, oggi i carabinieri, sono riusciti a dimostrare reati che era difficile dimostrare“.

Gli interessi del figlio del boss Licciardi e del clan Mazzarella sulle truffe

Un accordo tra due importanti cartelli criminali che teoricamente sarebbero in lotta per il controllo dei quartieri di Napoli e della sua provincia. Tra domenica e lunedì, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare applicativa della custodia in carcere e del divieto di dimora in Campania, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli, retta da Nicola Gratteri, Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 16 persone. Sono gravemente indiziate – a vario titolo – di associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo a sistemi informatici, reati aggravati dalle finalità mafiose.

Gli interessi del figlio del boss Licciardi e del clan Mazzarella sulle truffe

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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