«Non faccia più salire sul bus, perché è affollato e non si può rispettare la distanza di sicurezza. Al massimo dovete fare scendere mentre Lei continua a sostare alle fermate e le persone continuano a venire a bordo» gridano alcuni passeggeri. Risposta del conducente, che minaccia di bloccare la corsa: «Allora devono controllare tutti. Ma che volete la distanza?». Controreplica degli stessi viaggiatori in riferimento agli accorgimenti anti Coronavirus: «Ma perché a Napoli non si può attuare la distanza? Noi ci stiamo comportando bene». È lo scontro di questa mattina tra autista e utenti in transito sul pullman della linea Anm 151 in transito di via Marina. Una scena emblematica, preludio rispetto a quanto rischia di capitare d’ora in avanti quotidianamente sui bus napoletani la cui capienza sarà limitata a 20 persone per evitare qualsiasi rischio di contagio da Covid 19.
Ma anche i sassi sanno che la maggior parte dei bus in transito per Napoli e provincia sono troppo spesso super affollati, sui quali mantenere almeno il metro e più di lontananza sarà impresa titanica. In questi giorni anche l’Azienda Napoletana Mobilità, la società di trasporto del Comune di Napoli, sta studiando accorgimenti per prevenire possibili assembramenti su bus, metropolitane, funicolari e tram (il numero 1 è l’unico attivo in questo momento) attendendo però anche indicazioni precise dal Governo, con le misure definitive non ancora adottate.
Intanto, l’Usb lancia l’allarme: «In Italia sono tantissime le aziende di trasporto che irresponsabilmente non hanno provveduto ad aggiornare, in collaborazione con il Medico Competente aziendale, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione ed il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, il documento di valutazione dei rischi (DVR) per quanto riguarda la protezione dall’infezione da Covid 19». Per il sindacato autonomo di base, «l’Anm, come le altre aziende regionali, pensa di cavarsela con gli adesivi e i messaggi vocali a bordo dei mezzi e nelle stazioni per garantire il distanziamento sociale e il controllo sull’uso delle mascherine, perché dichiarano che non c’è personale per distanziare e regolare i flussi pur avendo 569 lavoratori in cassa integrazione, molti in ferie d’ufficio e tanti altri ad orario ridotto».

