SEDICI ANNI ALL’OMICIDA DEL PACIERE, E’ POLEMICA
Il delitto di Bacoli: la vittima colpita con una coltellata al petto

<b>VITTIMA</b>. Fabio Nunneri con la mamma


BACOLI. Uccise con una coltellata al cuore il ragazzo che era intervenuto a metter pace durante una lite. Nove mesi dopo quel delitto che stroncò la vita di Fabio Nunneri, vent’anni appena, e spinse il prefetto di Napoli a vietare la vendita delle armi da taglio, arriva la sentenza di primo grado per l’unico imputato, Ciro Paparcone, coetaneo della vittima, precedenti per rapina. Il giudice Michele Ciambellini lo ha condannato a sedici anni di reclusione, ai quali vanno aggiunti sei mesi per la detenzione del coltello. Il magistrato ha fissato in 80mila euro la somma che dovrà essere versata alla parte civile a titolo di provvisionale, il risarcimento complessivo sarà determinato in un separato giudizio. Il processo è stato celebrato con rito abbreviato. Il pm Alba Zoppoli aveva chiesto trent’anni di reclusione, il massimo previsto dalla legge in casi come questo. Il verdetto è stato emesso intorno alle 17, dopo una camera di consiglio durata poco meno di quattro ore. L’imputato era difeso dall’avvocato Sebastiano Fusco, i familiari della vittima dall’avvocato Pino Pellegrino. Alla lettura della sentenza la madre di Nunneri ha accusato un malore. I parenti del ragazzo auspicavano una pena più severa e non hanno nascosto la propria delusione per l’esito del processo. Il giudice ha fissato la condanna in sedici anni di reclusione dopo aver concesso a Paparcone, anche alla luce della confessione resa durante le indagini, le attenuanti generiche ritenute equivalenti all’aggravante del motivo futile. Senza la diminuzione di un terzo della pena, che scatta automaticamente in caso di giudizio abbreviato, all’imputato sarebbero stati inflitti ventiquattro anni di reclusione. Il rito non consente alla procura di proporre appello sull’entità della pena. Scuote il capo l’avvocato Pellegrino, difensore di parte civile: «A caldo la pena mi sembra piuttosto contenuta, il fatto era indubbiamente grave e meritava, a mio avviso, una considerazione diversa. Aspettiamo comunque di leggere le motivazioni». Il legale di Paparcone, l’avvocato Fusco, afferma: «Siamo anche noi addolorati per la morte di questo ragazzo e per un evento che si può senz’altro definire tragico. Sul piano processuale però è stata applicata la legge. Il giudizio abbreviato può non piacere, ma costituisce una scelta del legislatore che come tale va rispettata». Fabio Nunneri fu assassinato la sera del 18 agosto, nella zona della Marina Grande di Bacoli, sotto gli occhi terrorizzati di bagnanti e visitatori che si trovavano nella zona per trascorrere al mare la giornata estiva. Gli animi si infiammarono nei pressi di un ristorante, quando due automobili, una Smart e una Toyota Yaris, si incrociarono lungo una strada stretta senza riuscire a passare. Sulla Yaris viaggiava un amico di Fabio, sulla Smart Paparcone. Il diverbio sfociò in una scazzottata nella quale Nunneri, un giovane senza grilli per la testa, appassionato di calcio, che lavorava come apprendista tipografo per cento euro alla settimana, intervenne nel tentativo di mettere pace. Invece finì con l’avere la peggio: Paparcone tirò fuori un coltello, un solo colpo, inferto «a ventaglio», raggiunse Fabio al petto provocandogli lesioni che neppure il tempestivo ricovero in ospedale furono in grado di curare. Così le vite di due ragazzi della stessa età, residenti più o meno nella stessa zona, nel quartiere San Carlo All’Arena Nunneri, a Materderi Paparcone, si incontrarono nel modo più tragico. L’assassino riuscì a fuggire ma le indagini si indirizzarono immediatamente sulla sua persona. Si costituì due giorni più tardi e ammise le proprie responsabilità. Da quel momento è in cella, la difesa non ha neanche presentato istanza di scarcerazione.



DARIO DEL PORTO – IL MATTINO 13 MAGGIO 2005