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«Antonio Lo Russo non comanda più», il pentimento del padre decretò la fine del boss

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Si è pentito Antonio Lo Russo. L’ultimo ras dei ”capitoni’ da qualche giorno ha “deposto le armi” e ha deciso di passare a collaborare con la giustizia. Moglie e figli hanno accettato il programma di protezione. Una decisione, quella del giovane boss, che potrebbe segnare la fine della storia criminale del clan di Miaño già duramente colpito, di recente, dai ‘pentimenti” di Mario e Carlo Lo Russo. Figlio del ras Salvatore, per lungo tempo reggente della cosca e dopo la sua collaborazione grande accusatore dell’ex capo della Squadra Mobile partenopea, Vittorio Pisani (poi assolto), Antonio Lo Russo aveva preso le redini del clan favorito dalla contemporanea detenzione dei suoi zii paterni, Giuseppe, l’ultimo irriducibile, Mario e Carlo. Una presa di potere che, inizialmente, era stata osteggiata dai suoi stessi familiari, poco propensi a lasciare la guida dell’organizzazione criminale nelle mani del figlio di un “pentito”. E’ Ciro Esposito, ex ‘sovraintendente’ della piazza di spaccio di Piscinola, a ricostruire quanto accaduto nel clan dopo l’arresto di Salvatore Lo Russo.

Il collaboratore ha raccontato di come al momento della sua affiliazione a tenere le redini del clan era Antonio Lo Russo. Dopo la cattura del padre Salvatore, avvenuta nell’estate del 2007, Antonio aveva assunto il comando della cosca e si occupava della gestione delle diverse piazze di spaccio e delle forniture di droga. “Lo Russo Antonio inizialmente gestiva sia la cocaina che la marijuana” ha spiegato Esposito “tuttavia dopo poco tempo ha affidato la gestione dell ‘erba ad Antonio Cardillo”. Le parole di Esposito trovano riscontro anche nelle dichiarazioni di Michele Vitagliano, affiliato di lungo corso, che ha riferito di come, attraverso altri ‘compagni’ sia venuto a conoscenza che “dopo l’arresto nel 2007 di Lo Russo Salvatore e Perfetto Raffaele, Lo Russo Antonio era diventato il capo del sodalizio insieme a Pecorelli Oscar O malomm, quest ‘ultimo aveva preso il posto di Perfetto Raffaele “. Sul ruolo occupato da Antonio Lo Russo le conferme sono arrivate anche da Biagio Esposito, collaboratore di giustizia un tempo legato agli ‘scissionisti di Secondigliano’. Esposito ha, infatti, raccontato di come Cesare Pagano, uno dei capi del sodalizio, discutesse solo con Antonio Lo Russo, di cui è anche compare d’anello, le strategie che avrebbero dovuto adottare i due clan alleati. Questa situazione si sarebbe protratta fino al momento in cui però, iniziarono a circolare voci sul presunto pentimento di Salvatore Lo Russo, fatto che, secondo i collaboratori, causò la ‘revoca dei poteri, al figlio Antonio’.

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“E’arrivato l’ordine che Lo Russo Antonio non è più colui il quale comanda ” ha riferito Esposito indicando anche in Salvatore Scognamiglio e Gennaro Palumbo le persone che avrebbero assunto la guida della cosca. Il collaboratore ha, inoltre riferito, che l’ordine sarebbe partito dagli stessi “fratelli Lo Russo ” anche se non aveva saputo fornire altre informazioni al riguardo. Anche Vitagliano ha raccontato ai magistrati di come sia venuto a sapere tramite persone vicine agli ‘scissionisti” del cambio di guida all’interno del clan.


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