La Settima Sezione del tribunale di Napoli, presidente Marta De Stefano, ha emesso il verdetto a carico di Serrapiglia Ciro, Felli Sabato (noto come sabatino), Lucci Salvatore e Mormile Vincenzo all’esito di un processo durato oltre tre anni, imputati tutti per il reato di cui all’articolo 416 bis c.p. e cioe’ di aver parteciapto al clan Moccia fino al dicembre 2011.
Secondo la ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia, Serrapiglia era il referente del clan Moccia sul territorio di Casoria sotto la direzione di Angelino Giuseppe (pepp o lup) e di Cennamo Antonio (noto come tanuccio o malomm), mentre Felli Sabato, sempre secondo l’ipotesi investigativa avrebbe rivestito analogo ruolo del Serrapiglia sotto la direzione di Puzio Michele e Cimini Domenico, mentre per Lucci e Mormile veniva ipotizzato un mero ruolo di partecipe alla consorteria egemone nell’area nord della perifieria di Napoli.

All’esito del complesso dibattimento il verdetto è stato clamoroso. Infatti, il tribunale di Napoli ha assolto Mormile (difeso dall’avvocato Cantelli) per il quale il pubblico ministero aveva richiesto 8 anni di reclusione. Analogo verdetto è stato emesse per Lucci per il quale anche il pubblico ministero aveva invocato l’assoluzione.
Per Felli, difeso dagli avvocati Giovanni Saetta e Caudio Davino è stata emessa sentenza di non doversi procedere per essere stato l’imputato gia’ condannato per gli stessi fatti (ne bis in idem).

Minima condanna invece è stata emessa per Serrapiglia Ciro, difeso dai penalisti Dario Carmine Pocentese e Salvatore Pettirossi, il quale si è visto assolvere dal ruolo di promotore del clan Moccia e condannato invece con il ruolo di mero partecipe ad anni 10 di reclusione (in continuazione con altro reato per il quale era stato gia condannato a 6 anni).
Per Felli Sabato e Serrapiglia Ciro, la pubblica accusa nel corso di una lunga requisitoria aveva invocato una condanna a 15 anni di reclusione.
iIl tribunale ha riservato in giorni 90 il termine per il deposito delle motivazioni.

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