Torna in carcere Marcello Colafigli, uno dei boss storici della Banda della Magliana. Il provvedimento di sospensione della semi libertà, emesso nei suoi confronti due anni fa, gli è stato notificato dagli agenti del commissariato di Ostia. Colafigli non aveva rispettato le prescrizioni del tribunale di Sorveglianza. Gli agenti coordinati dal dirigente Antonino Mendolia lo hanno identificato in due occasioni nel gennaio scorso in luoghi frequentati da pregiudicati.

IL BOSS DELLA BANDA DELLA MAGLIANA CONDANNATO ALL’ERGASTOLO

Il 67enne, originario della provincia di Rieti, è stato condannato all’ergastolo con sentenza definitiva. Condotto di nuovo in carcere a disposizione del giudice che dovrà decidere le misure di detenzione successive. Fin dalla concessione della semi libertà, gli agenti del commissariato controllavano gli spostamenti di Colafigli. Fra gli anni Settanta e Ottanta Colafigli ebbe un ruolo di spicconella Banda della Magliana. A revocargli il beneficio è stato l’Ufficio di sorveglianza della Capitale.

L’OMICIDIO DELL’UOMO DI CUTOLO

Nicolino Selis nasce a Nuoro ma diventa boss a Ostia, sul litorale. Alla Banda della Magliana portò in dote i suoi stretti rapporti con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Dopo la morte di Franco Giuseppucci, decide di assumere la leadership della Banda, pretende la “doppia stecca”.

Era il 3 febbraio del 1981 quando  davanti alla fiera di Roma, all’Eur, Leccese e Selis, arrivano puntuali. Ad attenderli c’erano Maurizio Abbatino, Renato De Pedis, Danilo Abbruciati, Antonio Mancini, Colafigli “Marcellone”, Edoardo Toscano “l’Operaietto”, Raffaele Pernasetti “er Palletta”. Leccese, in libertà vigilata, lasciò il gruppo per rientrare a casa. Gli altri, invece, si diressero alla villa di Libero Mancone, uno dei fidatissimi di Selis. Nicolino non doveva trovare nulla di sospetto. Entrati nel salone, Abbatino aprì una scatola di cioccolati da dove tirò fuori una pistola e sparò, lo stesso fece Mancini.

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