HomeCronacaAttentato a Ranucci, l'auto della camorra è partita dall'Agro Aversano

Attentato a Ranucci, l’auto della camorra è partita dall’Agro Aversano

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Emergono nuovi dettagli sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Nella trasmissione Lo Stato delle Cose condotta da Massimo Gilletti è stato denunciato che la Panda nera del commando sarebbe partita da San Marcellino, comune dell’Agro Aversano.

Il post del senatore Sandro Ruotolo

“A leggere la cronaca dell’attentato a Sigfrido Ranucci, viene sempre da pensare a una cosa: il clan dei Casalesi resta, ancora oggi, uno dei più pericolosi in assoluto. È il clan che più di altri ha minacciato giornalisti. Se ci pensate, tra i 29 giornalisti minacciati in Italia, ben cinque — Roberto Saviano, Rosaria Capacchione, Sandro Ruotolo, Sigfrido Ranucci, Marilena Natale — sono stati colpiti proprio da questo clan”. Così Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale Pd.

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Il commando partito da San Marcellino

“Oggi, leggendo la cronaca che riguarda l’autore e conduttore di Report che va in onda su Rai Tre, emerge un dato inquietante: i killer, gli attentatori, partono da lì. Da San Marcellino, dall’agro aversano che si estende tra la periferia nord di Napoli e quella sud della provincia di Caserta, quella che conosciamo come Terra dei fuochi.
Parliamo di comuni di 5.000, 10.000, 20.000 abitanti. Piccoli centri, ma con una densità criminale enorme. È lì che si radica uno dei clan più violenti della camorra. Un clan stragista. Basta ricordare la strage di Castel Volturno: il gruppo di fuoco guidato da Giuseppe Setola uccise sette immigrati. La Cassazione definì quell’azione un attentato mafioso con finalità anche razziste. E allora, di fronte a tutto questo, vogliamo esprimere la nostra piena solidarietà a Sigfrido Ranucci che vive sotto protezione da diversi anni e dopo l’attentato, le misure di sicurezza sono state rafforzate: auto blindate, presenza militare sotto casa. Una vita fatta di sacrifici, che conosciamo bene. Ma Sigfrido Ranucci non subisce solo le minacce della criminalità organizzata. Subisce anche una delegittimazione quotidiana da parte di esponenti della maggioranza di governo. E questo è inaccettabile. Noi ci batteremo sempre – conclude l’esponente dem – contro quella politica che attacca il lavoro dei giornalisti. Sempre. Perché difendere l’informazione libera significa difendere la democrazia”.

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