Camorra ‘in abito da donna’ o spagnoleggiante: il mistero delle origini

Sentiamo parlare continuamente di camorra, ma in pochi conoscono l’origine di questo termine. Anche se, a dire il vero, non esistono versioni univoche in tal senso.

Di seguito un attenta e precisa analisi sull’origine del termine tratta da il sito internet wikimafia.it.

Sull’origine del termine “Camorra” non c’è accordo tra gli studiosi. Nel XVII Secolo il termine indicava un particolare tipo di stoffa e, poiché l’abbigliamento dei camorristi è sempre stato molto appariscente, alcuni linguisti hanno individuato l’origine in “Gamurra”, un abito femminile in uso in Europa nel Tardo Medioevo e nel Rinascimento, mentre altri ancora in “Gamurri”, banditi spagnoli famosi per il loro giubbotto.

La prima volta però che il termine comparve in un atto pubblico fu nel 1735, legato al gioco d’azzardo: si trattava di una “prammatica” (legge) in cui venivano autorizzate a Napoli solo otto case da gioco, tra queste “Camorra avanti palazzo”, in attività sin dal XVII secolo e situata a fianco al Maschio Angioino. Che il termine indicasse un particolare gioco d’azzardo è testimoniato anche in un’istanza a re Carlo III di Borbone, dove si chiedeva al sovrano di reintrodurre tra i giochi legali “Li cotte, lo Sghizzo e la Camorra”.

Va segnalato inoltre che “Cam0rra” in spagnolo significa “lite”: “Buscar camorra” significa letteralmente “fare a botte”. Vista l’influenza anche linguistica della dominazione spagnola nel dialetto napoletano, molti studiosi vi fanno risalire l’origine del termine.

Di recente un’altra interpretazione di Francesco Montuori[2], fa derivare “Cam0rra” da “Camerario”, il gabelliere addetto alla riscossione delle tasse in molte amministrazioni italiane: la camorra sarebbe quindi una tassa e i camorristi gli esattori. Questa interpretazione si sposa bene anche con la principale attività della Camorra, l’estorsione: a Napoli “prendersi la camorra” significa infatti estorcere una somma di denaro su qualsiasi attività, attraverso la minaccia o l’uso della violenza.