Cardinale Sepe: «I camorristi non sono uomini. Sono peggio delle belve»

Nel bel mezzo delle festività pasquali, il cardinale Crescenzio Sepe è tornato a parlare della piaga della camorra, come riportato dall’edizione online de Il Mattino.

Le parole del cardinale Crescenzio Sepe

«Si spara all’impazzata, dovunque. Non sono uomini degni di tale nome, peggiori delle belve, perché quelle pure si danno delle regole a protezione dei cuccioli. Un tempo anche i delinquenti seguivano certi principi, si fa per dire: avevano rispetto per i bambini e anche per le donne. Ma i criminali di oggi non sono neppure degni dei loro padri. Sono degli sconfitti, che credono di essere forti e potenti con le armi, con la violenza, con lo spargimento di sangue. Sono destinati a non lasciare traccia significativa di sé nella loro vita. Non fanno paura neppure ai turisti che continuano a venire, a onorare Napoli con la loro presenza, ammirandola, apprezzandola nonostante le ferite, amandola. Sono i turisti il nuovo volto e rappresentano la vera ricchezza se siamo capaci di capitalizzarne il valore e l’apporto, emarginando e sconfiggendo le bande della violenza. Per i criminali, dunque, non c’è presente e neppure futuro perché il loro percorso di vita porta al carcere o alla morte. Soltanto rivedendo i loro comportamenti, cambiando e pentendosi possono tornare uomini veri. E la Pasqua, questa, può essere l’occasione propizia se si soffermano sulla Croce di Cristo, simbolo di sofferenza e ingiustizia, ma anche di luce e risurrezione».