HomeCronacaVite travolte dalla faida di Scampia, il femminicidio di Carmela Attrice

Vite travolte dalla faida di Scampia, il femminicidio di Carmela Attrice

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La faida di Scampia ha avuto un effetto devastante sulla vita sociale di Napoli nord, infatti, cittadine e quartieri partenopei hanno pagato un conto salatissimo tra morti innocenti e famiglie distrutte dall’inaudita ferocia del clan Di Lauro e del cartello degli Scissionisti. 

Prima dello scontro armato gli esponenti dei due gruppi vivevano sotto l’egida del capoclan Paolo. Ciruzzo ‘o Milionario, però, decise di lasciare il potere ai figli a causa della sua latitanza, ma quella scelta non fu accettata dai suoi storici capi-piazza. Quella rottura passò alla storia come la prima faida di Scampia: un’escalation criminale che si lasciò dietro una lunga scia di sangue.

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LA MORTE DI CARMELA ATTRICE

Carmela Attrice aveva due colpe, secondo una visione stragista del clan: essere la mamma di Francesco Barone, detto ‘o Russo, che secondo gli uomini dei Di Lauro si stava avvicinando ad un esponente dei Marino, clan che aderì al cartello scissionista; non abbandonare l’abitazione nelle Case Celesti, zona che i Milionari decisero di mantenere in pugno a tutti i costi.

Enorme eco mediatica ebbe l’omicidio di Carmela Attrice: si trattò della seconda donna uccisa nella faida dopo Gelsomina Verde. Tra i cunicoli delle Case Celesti ci fu l’agguato del 15 gennaio 2005, proprio nel pieno della sanguinosa contesa per il controllo delle piazze di spaccio. L’episodio destò particolare clamore nazionale e internazionale, poiché la donna non era affiliata alla camorra. Carmela venne attirata con un pretesto sul ballatoio e freddata da diversi colpi di pistola.

La sanguinosa vicenda fu raccontata nel film Gomorra, forse in una delle scene più strazianti. Fu la cantante-attrice Maria Nazionale a prestare la voce e il volto a Carmela.

GLI SVILUPPI GIUDIZIARI SULL’OMICIDIO

La storia di Carmela Attrice ha, però, un seguito e forse un epilogo ancora tutto da scrivere. Nel maggio 2022 furono rinviati a giudizio, come mandante ed esecutore materiale, Cosimo Di Lauro e Mario Buono (già condannato per la morte dell’innocente Attilio Romanò, per l’omicidio Attrice è stato indagato anche Luigi Giannino a sua volta deceduto).

Il nuovo percorso giudiziario si aprì dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra cui Pasquale Riccio, ex soldato del clan Abbinante del Rione Monterosa che ha partecipato a diverse azioni di sangue durante gli anni delle guerre: “I ragazzi che sono stati condannati sono estranei a quell’agguato. Da carcerati sono stati abbandonati dai Di Lauro e per questo Gennaro Marino continua a pagarli perché non hanno mai accusato nessuno e non si sono mai tirati indietro, come segno di riconoscenza e fedeltà. Faccio riferimento in particolare a Michele Tavassi che stava nella mia stessa sezione a Santa Maria Capua Vetere.

Dichiarazioni seguite da quelle di altri pentiti come Maurizio Prestieri e Rosario Guarino. L’ex braccio destro di Paolo Di Lauro è stato il primo a puntare il dito contro il primogenito di Ciruzzo ‘o Milionario spiegando che: “Cosimo aveva ordinato anche questo omicidio”. 

Più circostanziato, invece, il resoconto dell’ex ras della Vanella Grassi secondo cui: “Per quanto riguarda l’omicidio di Carmela Attrice mi dissero che lo specchiettista era stato fatto da un ragazzo chiamato Michelino perché sembra un topolino, piccolo e nero, ma non conoscevano chi aveva composto il gruppo di fuoco. Io invece conosco le persone che spararono perché mi venne detto da Luigi Giannino, Cutaletta, che mi disse che quelli che erano in carcere per l’omicidio di Carmela Attrice non c’entravano niente, poiché gli esecutori materiali erano lui e Mario Buono.

La legge sul femminicidio del dicembre 2025

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 181 del 2 dicembre 2025 che punisce il reato di femminicidio e introduce misure per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime. La legge in oggetto apporta modifiche al codice penale, introducendo all’art. 577-bis un nuovo reato denominato “femminicidio”.

Tale condotta rappresenta una fattispecie autonoma rispetto all’omicidio, che, per la gravità del fenomeno, il disvalore e la particolare struttura del reato, viene punita con la pena edittale dell’ergastolo, con applicazione di una pena non inferiore ai 24 anni di reclusione in caso di concorso di una singola circostanza attenuante.

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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