E’ stato scarcerato, per fine pena, il boss dei clan dei Casalesi Pasquale Zagaria, detto “Bin Laden”, fratello del capoclan Michele Zagaria. A seguito del ricorso presentato dai suoi legali, gli avvocati Angelo Raucci e Andrea Imperato, la “mente economica” dei Casalesi ha ottenuto dalla Cassazione un ricalcolo degli anni di reclusione da scontare.

Zagaria era detenuto al 41bis nel carcere di Milano Opera dallo scorso 22 settembre. Lì rientrò dopo 5 mesi di cure ai domiciliari concessi all’inizio della pandemia per la grave patologia di cui è sofferente. (ANSA).

Pasquale Zagaria resta fuori dal carcere, il boss dei Casalesi di nuovo salvo [ARTICOLO 9 GIUGNO 2020]

Non torna in carcere, per il momento, il boss dei Casalesi Pasquale Zagaria. E’ agli arresti domiciliari dall’aprile scorso per motivi di salute. Tutto a causa dell’indisponibilità delle strutture sanitarie sarde, tutte riconvertite e destinate all’emergenza Covid, di potergli garantire la prosecuzione delle cure per una grave neoplasia diagnosticata a fine ottobre 2019. Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari ha infatti sollevato eccezione di illegittimità costituzionale del decreto (29/2020), emanato per frenare la scarcerazione di malavitosi durante la pandemia.

“Trattamento inumano in carcere”, il boss Zagaria ottiene lo sconto di pena

Durante la detenzione in varie carceri italiane ha subito «un trattamento inumano e degradante» e per questo motivo il magistrato di sorveglianza di Cuneo Stefania Bologna ha ridotto la pena di 210 giorni a Pasquale Zagaria, fratello del boss Michele Zagaria, uno dei quattro capi della federazione mafiosa di Casal di Principe. La decisione fa tornare nuovamente d’attualità la condizione di detenzione negli istituti di pena italiani, più volte stigmatizzata dal Consiglio Europeo. Pasquale Zagaria, detto ‘Bin Laden’, è dunque la «mente economica» del clan dei Casalesi. Nei primi anni 2000, trasferì il cuore economico del clan del cemento a Parma. Qui rilevò la ditta quasi in disgrazia di un noto costruttore parmigiano, Aldo Bazzini, sposandone la figliastra Francesca Linetti. In questo modo riuscì ad accaparrarsi gli appalti del Ministero per le Infrastrutture che furono affidati a ditte indicate dai Casalesi.

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