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Chi è Fabrizio Piscitelli: i legami di “Diabolik” con la camorra napoletana, albanesi e narcotraffico

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Per anni il nome di Fabrizio Piscitelli è stato associato soprattutto alla curva Nord della Lazio e agli “Irriducibili”, il gruppo ultrà che aveva rappresentato una delle realtà più riconoscibili e controverse del tifo organizzato romano. Ma dietro il soprannome “Diabolik”, secondo quanto progressivamente ricostruito dalle indagini della magistratura e dalle forze investigative, si sarebbe sviluppata una storia molto più complessa, nella quale il mondo delle tifoserie si sarebbe intrecciato con il narcotraffico e con una rete di relazioni criminali capace di attraversare Roma, Napoli, il litorale laziale e i circuiti internazionali della droga.

La parabola di Piscitelli non può essere letta soltanto attraverso la sua notorietà nell’ambiente calcistico. Le risultanze di diversi procedimenti penali lo hanno infatti descritto come un soggetto capace di costruire rapporti con organizzazioni e gruppi differenti: dalla famiglia Senese alla criminalità campana collegata all’area dei Licciardi, dai gruppi albanesi attivi nel traffico di stupefacenti fino ad altre componenti della malavita romana. È proprio la capacità di mettere in comunicazione mondi criminali diversi uno degli aspetti più significativi della figura di Piscitelli.

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Le origini nel Tuscolano e l’incontro con i Senese

Per comprendere la crescita criminale attribuita a Piscitelli occorre tornare agli anni della sua formazione nel quartiere Tuscolano, una delle aree storicamente importanti della criminalità romana.È qui che, secondo la ricostruzione contenuta nelle risultanze investigative, Piscitelli sarebbe entrato in contatto con la famiglia Senese. Un incontro destinato ad assumere un peso rilevante nella sua vita.

I Senese erano originari dell’area napoletana, ma avevano costruito nella capitale una presenza criminale significativa. Michele Senese, in particolare, è stato indicato nel corso di numerose indagini come una figura di primo piano della criminalità organizzata campana a Roma.Piscitelli avrebbe stretto un rapporto particolarmente intenso con Gennaro Senese, nato ad Afragola nel 1966 e successivamente assassinato nella capitale nel settembre 1997.La relazione tra Piscitelli e la famiglia non sarebbe stata esclusivamente legata agli affari. Gli elementi riportati nelle indagini descrivono infatti un legame personale molto forte. Gennaro Senese avrebbe presentato a Piscitelli Rita Corazza, destinata a diventare sua moglie. Michele e Gennaro Senese sarebbero inoltre stati testimoni di nozze di Piscitelli.Un rapporto di questo genere assume un significato particolare quando viene inserito nel contesto criminale nel quale la famiglia Senese operava. Non si trattava semplicemente di frequentazioni occasionali, ma di relazioni personali consolidate che, secondo l’accusa, avrebbero costituito anche un importante canale di accesso agli ambienti del narcotraffico.

La testimonianza di Pasquale Centore

Uno dei documenti più risalenti citati nelle ricostruzioni investigative è rappresentato dalle dichiarazioni rese nel 2000 dal collaboratore di giustizia Pasquale Centore nell’ambito di un procedimento milanese.Centore, che aveva avuto rapporti con il gruppo Senese come fornitore di hashish e cocaina, riconobbe Piscitelli attraverso una fotografia e lo indicò con il soprannome di “Diabolik”.Il collaboratore descrisse Piscitelli come una delle persone che componevano stabilmente il gruppo vicino a Gennaro Senese. Secondo il suo racconto, Piscitelli avrebbe avuto un ruolo nella gestione dello spaccio della droga destinata al mercato romano.La testimonianza contiene anche riferimenti a consegne di denaro. Centore raccontò di aver visto Piscitelli consegnare a Gennaro Senese buste contenenti contanti, nell’ambito della gestione degli affari legati alla droga.

Ancora più significativa è la parte relativa alle importazioni di hashish dalla Spagna. Secondo il collaboratore, nelle conversazioni tra Senese e Piscitelli si sarebbe parlato di quantitativi estremamente elevati, nell’ordine di centinaia di chilogrammi.La ricostruzione fornita da Centore attribuiva a Senese il ruolo finanziario nelle importazioni e a Piscitelli quello relativo alla distribuzione dell’hashish a Roma. Sono dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia e, come tali, devono essere considerate nel quadro delle specifiche valutazioni processuali. Tuttavia, nella prospettiva delle successive indagini, assumono rilievo perché anticipano una caratteristica che diventerà centrale nella figura di Piscitelli: la capacità di muoversi tra fornitori, distributori e gruppi criminali diversi.

Il salto di livello

Negli anni successivi, secondo le risultanze investigative, Piscitelli avrebbe progressivamente rafforzato la propria posizione.Il rapporto con l’ambiente Senese rappresenterebbe soltanto il primo segmento di una rete destinata ad ampliarsi. Roma diventava il punto d’incontro di soggetti appartenenti a differenti circuiti criminali e Piscitelli avrebbe occupato una posizione sempre più importante all’interno di questa rete.

Uno dei passaggi decisivi sarebbe stato l’avvicinamento a un gruppo criminale albanese indicato nelle indagini come il “gruppo dei pugilatori”. Attorno a lui gravitavano diversi cittadini albanesi, alcuni dei quali sarebbero successivamente comparsi in più procedimenti per vicende legate al traffico di stupefacenti e alla criminalità organizzata.L’alleanza tra Piscitelli e questi ambienti avrebbe dato alla sua attività criminale una dimensione più ampia. Non più soltanto rapporti con soggetti legati alla criminalità campana trapiantata a Roma, ma anche collegamenti con reti internazionali capaci di garantire l’approvvigionamento di grandi quantità di droga.

“I napoletani” e la scalata di Diabolik

Un’intercettazione del 27 novembre 2012, successivamente riportata nell’ordinanza cautelare emessa nel 2014 nell’ambito dell’indagine “Mondo di Mezzo”, viene considerata particolarmente significativa per comprendere la percezione che altri criminali avevano ormai di Piscitelli.Nella conversazione veniva commentata la sua rapidissima ascesa. Uno degli interlocutori sottolineava come, nell’arco di pochi anni, “Diabolik” avesse compiuto una vera e propria scalata.

Il riferimento ai rapporti con “i napoletani” è particolarmente importante.

Nella conversazione gli ambienti campani e quelli albanesi vengono descritti come componenti di un sistema criminale particolarmente pericoloso. Piscitelli sarebbe riuscito, secondo questa ricostruzione, a diventare il punto di riferimento di una “batteria” nella quale convivevano soggetti di origine diversa.La sua forza non sarebbe quindi derivata esclusivamente dalla disponibilità economica o dalla capacità intimidatoria, ma dalla possibilità di mettere insieme relazioni provenienti da mondi differenti.È un modello tipico delle trasformazioni della criminalità romana contemporanea: le organizzazioni non operano necessariamente secondo rigidi confini territoriali, ma costruiscono alleanze temporanee o stabili sulla base degli affari.E nel settore degli stupefacenti, dove la disponibilità di grandi quantità di cocaina rappresenta il presupposto dell’intero sistema, la capacità di creare collegamenti diventa un elemento di potere.

L’area campana: gli Esposito e i Licciardi

Tra i rapporti più significativi emersi nelle indagini vi sono quelli con Luigi Esposito, conosciuto come “Nacchella”, e con i suoi figli Salvatore e Genny.Luigi Esposito viene indicato nelle risultanze investigative come esponente di rilievo dell’area criminale riconducibile alla famiglia Licciardi, storicamente protagonista della camorra napoletana e componente dell’Alleanza di Secondigliano.

Il riferimento alla famiglia Licciardi è particolarmente importante per comprendere la natura dei collegamenti che Piscitelli avrebbe costruito.La camorra, infatti, non sarebbe stata per lui soltanto una realtà distante geograficamente. Attraverso rapporti personali e criminali, le organizzazioni campane sarebbero entrate direttamente nel circuito delle relazioni costruite nella capitale.Le indagini hanno evidenziato rapporti di cooperazione e amicizia tra Piscitelli e gli esponenti dell’area Esposito. Questi rapporti sarebbero proseguiti nel tempo, accompagnando l’evoluzione della rete criminale romana.Il dato più significativo è proprio la continuità delle relazioni: Piscitelli non avrebbe semplicemente conosciuto alcuni esponenti della criminalità campana, ma avrebbe mantenuto rapporti con loro mentre contemporaneamente sviluppava nuovi collegamenti con i gruppi albanesi e con altre realtà criminali presenti a Roma.

Il narcotraffico del “Grande Raccordo Criminale”

La fase più avanzata della parabola criminale di Piscitelli emerge nell’indagine denominata “Grande Raccordo Criminale”. Secondo la ricostruzione accusatoria e processuale, si trattava di un’organizzazione dedita al traffico di ingenti quantitativi di cocaina e hashish destinati al mercato romano.

Piscitelli e Fabrizio Fabietti vengono indicati come organizzatori e promotori del sodalizio. Il gruppo avrebbe avuto collegamenti con diverse componenti della criminalità organizzata: campana, calabrese, albanese e romana.È proprio in questo contesto che Piscitelli appare ormai in una posizione diversa rispetto agli anni della sua prima frequentazione con i Senese.

Non sarebbe più stato semplicemente un soggetto inserito in un’organizzazione altrui, ma uno dei promotori di una struttura criminale autonoma, capace di gestire forniture di droga e di mantenere rapporti con diversi gruppi. Secondo le risultanze processuali. Piscitelli avrebbe avuto un ruolo importante soprattutto nella fase del recupero dei crediti.Il problema era semplice: acquistare grandi quantitativi di droga significava anticipare ingenti somme di denaro. Una volta distribuita la cocaina, i debiti degli acquirenti dovevano essere riscossi.Ed è proprio nella gestione di questi crediti che, secondo gli investigatori, emergeva il lato più aggressivo del sistema.

Denaro, intimidazione e recupero dei crediti

Una conversazione intercettata nel novembre 2019, riferita negli atti al genero di Piscitelli, descrive un meccanismo nel quale la capacità di intimidazione diventava una componente degli affari.La logica attribuita a Piscitelli era quella di intervenire nei confronti di chi non pagava, ottenendo una parte del denaro recuperato.

Le indagini hanno inoltre documentato il ricorso a persone ritenute in grado di esercitare violenza fisica.Tra i soggetti indicati figuravano anche pugili e persone provenienti dallo stesso ambiente della tifoseria organizzata.Questo elemento mostra un’altra caratteristica della rete di Piscitelli: la sovrapposizione tra disponibilità di droga, denaro, relazioni criminali e capacità di esercitare pressione fisica.La violenza non sarebbe stata un fenomeno separato dagli affari, ma uno strumento funzionale alla riscossione dei crediti.

Il tavolo di Grottaferrata

La posizione raggiunta da Piscitelli viene ulteriormente evidenziata da un episodio del dicembre 2017.All’interno di un noto ristorante di Grottaferrata si tenne un incontro nel quale veniva affrontato il conflitto tra gruppi criminali operanti sul territorio di Ostia.Alla riunione parteciparono diversi esponenti della criminalità romana e albanese. Tra loro c’era Piscitelli.

La conversazione intercettata restituisce l’immagine di un uomo che non si limita a discutere di droga, ma che pretende di avere un ruolo nella soluzione delle controversie tra gruppi. Piscitelli e Salvatore Casamonica si presentavano infatti come garanti di un possibile accordo.L’obiettivo era evitare che il conflitto degenerasse ulteriormente. La logica era quella di trovare una soluzione condivisa perché lo scontro avrebbe potuto danneggiare entrambe le organizzazioni.È un passaggio importante nella storia di Diabolik.Il soggetto che anni prima era stato descritto come vicino al gruppo Senese e coinvolto nel circuito dello spaccio viene ora rappresentato come una figura in grado di sedere a un tavolo insieme a esponenti di gruppi criminali diversi e discutere di equilibri territoriali.

La morte di Diabolik

La parabola di Piscitelli si concluse tragicamente il 7 agosto 2019, quando venne assassinato a Roma.La sua morte ha rappresentato uno degli episodi più clamorosi della cronaca criminale romana degli ultimi anni e ha inevitabilmente alimentato interrogativi sui rapporti, sulle alleanze e sui conflitti che si erano sviluppati attorno alla sua figura.Ma anche dopo la sua morte il nome di Piscitelli è rimasto centrale nelle indagini sulla criminalità romana.I procedimenti successivi hanno infatti continuato a ricostruire la rete che aveva contribuito a creare, utilizzando intercettazioni, testimonianze e altri elementi investigativi.

Una figura di collegamento tra mondi criminali diversi

La storia di Fabrizio Piscitelli, per come emerge dalle carte investigative e giudiziarie, è quindi quella di una progressiva trasformazione.Dapprima il rapporto con la famiglia Senese e con l’ambiente della camorra napoletana trapiantata a Roma. Poi l’avvicinamento ai gruppi criminali albanesi. Successivamente i rapporti con esponenti dell’area Licciardi-Esposito e con altre componenti della malavita romana.Il filo conduttore sarebbe stato il narcotraffico.Cocaina e hashish rappresentavano il principale motore economico, mentre le relazioni personali consentivano di collegare fornitori, distributori e gruppi territoriali.

In questo sistema Piscitelli avrebbe progressivamente conquistato una posizione autonoma, fino a diventare, secondo la prospettiva delle indagini, uno dei principali protagonisti del mercato romano degli stupefacenti.

Il dato più interessante della sua parabola è però un altro: Piscitelli avrebbe rappresentato una figura di collegamento.

Il rapporto con i Senese lo avvicinò agli ambienti della criminalità campana. I successivi contatti con gli Esposito lo misero in relazione con un’area della camorra riconducibile ai Licciardi. Parallelamente, il mondo ultrà e quello della criminalità romana gli garantirono una rete di conoscenze e di uomini capaci, secondo le accuse, di svolgere anche compiti di intimidazione e recupero dei crediti.Roma diventava così il punto di convergenza di interessi criminali provenienti da territori differenti.La vicenda di Diabolik racconta dunque una trasformazione più ampia della criminalità organizzata nella capitale: il progressivo superamento dei confini tradizionali tra mafia romana, camorra, gruppi stranieri e criminalità comune.

Piscitelli, secondo le risultanze investigative, avrebbe saputo inserirsi proprio in questo spazio.

Da capo ultrà conosciuto da migliaia di tifosi a soggetto indicato nelle indagini come protagonista del narcotraffico; dall’amicizia con Gennaro Senese ai rapporti con la galassia criminale albanese; dai collegamenti con l’area Licciardi-Esposito fino al ruolo di mediatore tra gruppi in conflitto. È questa rete, più ancora del soprannome “Diabolik”, a spiegare la centralità assunta da Fabrizio Piscitelli nella storia criminale della Roma degli ultimi decenni.

Va tuttavia ricordato che le dichiarazioni dei collaboratori, le intercettazioni e le ricostruzioni investigative costituiscono elementi sottoposti alla valutazione dell’autorità giudiziaria e che la responsabilità penale individuale deve essere affermata sulla base delle singole decisioni giudiziarie definitive. La ricostruzione della parabola di Piscitelli deve quindi distinguere tra ciò che è stato definitivamente accertato e ciò che è rimasto oggetto di contestazione o di valutazione nei diversi procedimenti.

Resta però il dato storico-investigativo di una figura che, per la quantità e la varietà dei rapporti emersi nel corso degli anni, è diventata uno dei simboli della trasformazione della criminalità romana: una realtà nella quale la camorra napoletana, i gruppi albanesi, le organizzazioni romane e il grande mercato internazionale della cocaina potevano incontrarsi nella stessa città e, in alcuni casi, attraverso le stesse persone.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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