Michele Senese muove i primi passi della sua carriera criminale ad Afragola, conquistando rapidamente la fiducia dei vertici del clan Moccia. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, Michele ‘o Pazz’ partecipa in prima linea alla sanguinosa guerra di camorra tra le fila della Nuova Famiglia contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Insieme al cognato Antonio Gaglione, Senese diventa un punto di riferimento per la famiglia Moccia, inoltre condivide alcuni periodi di latitanza con il boss nolano Carmine Alfieri.
La guerra di camorra tra la NCO e la Nuova Famiglia
Partita con il contrabbando di sigarette, le estorsioni e le rapine, dal 1978 Cutolo estende le sue mire sul traffico di droga e sul controllo sistematico delle attività economiche illegali, forte anche di agganci e collusioni nel mondo politico.
Di fronte all’espansione travolgente di Cutolo, i principali gruppi camorristici avversari reagiscono coalizzandosi nella Nuova Famiglia. Si tratta di una vera e propria federazione criminale guidata da Alfieri e affiancata da un direttivo di cui fanno parte boss come Pasquale Galasso, Angelo ‘Enzo’ Moccia, Giuseppe Autorino, Ferdinando Cesarano, Giuseppe Ruocco e Pasquale Russo.
L’alleanza gestisce i vari capiclan come feudi autonomi, garantendo a ciascuno la piena autorità sul proprio territorio. Lo scontro con la NCO è spietato: in poco più di due anni le province di Napoli e Caserta contano oltre 700 morti. In questo contesto di violenza, diversi collaboratori di giustizia indicano Senese come uno degli uomini più fidati dei Moccia e figura chiave nell’organizzazione di agguati strategici. È proprio superando sul campo queste queste prove criminali che Senese conquista un ruolo di rilievo nella Nuova Famiglia, venendo ammesso ai vertici in cui si pianificavano le esecuzioni dei rivali e gli affari della federazione. Nel novembre 2000, Michele Senese fu assolto dalla Corte di Assise di Napoli per difetto assoluto di imputabilità.
Il marchio mafioso sulla rete romana e la sentenza della Cassazione
La dimensione criminale del camorrista afragolese si è consolidata nel tempo fino ai giorni nostri. Lo scorso febbraio la Corte di Cassazione ha confermato la natura mafiosa del clan Senese, rigettando la maggior parte dei ricorsi nell’ambito del processo Affari di famiglia. Per la posizione personale di Michele Senese, la Suprema Corte ha disposto l’annullamento con rinvio limitatamente a un ricalcolo tecnico della pena a titolo di continuazione tra i reati, pur confermando l’impianto accusatorio di fondo e la natura di associazione mafiosa dell’organizzazione.
Il blitz sull’omicidio Piscitelli: la regia del clan a Roma
A testimonianza della sua forza e della sua estensione nella Capitale, stamattina le forze dell’ordine hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 7 persone, tra cui lo stesso Michele Senese, accusate a vario titolo di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e narcotraffico.
Al centro dell’inchiesta c’è la ricostruzione dell’agguato al Parco degli Acquedotti del 7 agosto 2019, in cui fu ucciso Fabrizio Piscitelli, detto ‘Diabolik’. Tra i destinatari della misura ci sono anche Leandro Bennato, Arindi Boci, Alessandro Capriotti, Matteo Costacurta, Elvis Demce ed Emanuele Vargiu.
Secondo i magistrati, la complessa macchina organizzativa messa in atto per l’esecuzione in pieno giorno dimostra il pieno utilizzo del metodo mafioso, finalizzato ad affermare e consolidare il potere del clan Senese su Roma. Un raid dimostrativo che ha imposto sul territorio una forza intimidatrice che ha innalzato un muro di omertà, persino tra i testimoni dell’agguato e gli uomini più vicini alla vittima.
L’omicidio di Diabolik ordinato dal boss Senese, i nomi dei 7 arrestati
