Sono attesi il prossimo 26 giugno dinanzi al Tribunale di Napoli, come imputati per la morte della turista veneta Chiara Jaconis. Due coniugi e genitori di un bambino ritenuto responsabile di aver lasciato cadere due statuette dall’alto della loro abitazione verso la strada: i due imputati rispondono di colpa per non aver assicurato la dovuta vigilanza sul proprio figlio che, all’epoca dei fatti, non aveva 14 anni, dunque non era processabile.
Chiara Jaconis uccisa dalla statuetta ai Quartieri Spagnoli, chiesto il processo per i genitori del bimbo
Una vicenda amara che punta a fare chiarezza su quanto avvenuto nel corso di una domenica pomeriggio – era il 15 settembre del 2024 – in via Santa Teresella agli Spagnoli. Due oggetti vengono lanciati dal balcone, colpiscono in pieno la turista padovana di 30 anni, che stava tornando a casa assieme al proprio compagno.
Da allora, le indagini sono approdate ad una serie di punti fermi. È stato il gup del Tribunale per i minori Umberto Lucarelli ad accogliere la richiesta della Procura per i minori (ufficio guidato dalla procuratrice Patrizia Imperato) sulla archiviazione di un bambino finito sotto inchiesta.
Chiaro il ragionamento del gup: è stato il bambino a lanciare (o lasciar cadere) quegli oggetti, ma all’epoca non aveva ancora 14 anni, dunque, non può essere processato. Una conclusione respinta dai difensori della famiglia del piccolo finito sotto inchiesta. Assistiti dal penalista Carlo Bianco, i genitori hanno proposto una opposizione alla sentenza di non luogo a procedere per il loro figlio. Opposizione nel merito, ovviamente. «Non c’entriamo con questa storia, quegli oggetti non ci appartengono, nostro figlio non c’entra», hanno da sempre sostenuto i genitori.
Possibile che lo stesso ragionamento venga riproposto anche in sede di giudizio ordinario, dove i due genitori del bambino sono attesi alla fine di giugno. Inchiesta condotta dai pm Raffaele Barela e Ciro Capasso, si punta a dimostrare il mancato controllo nei confronti del bambino indicato come responsabile del lancio dei due oggetti. Parliamo di due statuette stilizzate, che ripropongono temi legati all’impero Egizio.
In sintesi, i due coniugi sarebbero stati consapevoli della presunta abitudine del figlio a lanciare oggetti dal balcone, ma non avrebbero rafforzato le serrature, né inibito il piccolo a maneggiare possibili oggetti contundenti. Diverso il ragionamento dei due coniugi, che hanno presentato una perizia balistica che punta ad escludere che gli oggetti siano caduti dal balcone di casa.

