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Ciro Rapuano ucciso con 189 coltellate a Napoli, le due figlie parti civili al processo

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Dopo la costituzione delle parti civili è stata rinviata alla prossima udienza l’apertura del dibattimento del processo sull’omicidio di Ciro Rapuano, assassinato dalla moglie Lucia Salemme con 189 coltellate il 4 settembre 2025, a Napoli. Secondo quanto si è appreso, infatti, lo slittamento si è reso necessario a causa dell’assenza del presidente. Il processo davanti alla terza corte di assise di Napoli entrerà nel vivo con le deposizioni dei testimoni alle 10 del 5 novembre.

Nessuno dei parenti della vittima, presenti in aula, si è costituita parte civile mentre lo hanno fatto le due figlie dell’imputata, una delle quali era presente in casa quella notte. La consulenza medica disposta dalla Procura di Napoli consentì di scoprire che quelle più importanti furono una ventina. Le altre invece sono classificate come tagli. Una quindicina vennero inferte post mortem. In casa, quella notte, c’era anche la figlia convivente e la nipotina. L’inchiesta (della Squadra Mobile e dei magistrati della sezione “fasce deboli” della Procura partenopea) documentarono un evento che ha preceduto di alcune ore l’omicidio: in casa c’era una telecamera che ha ripreso nei primi 25 minuti del 4 settembre 2025, il tentativo di Rapuano di strangolare la Salemme dopo una discussione e anche una frase: ‘Vuoi vedere come si muore subito?’. Alle 2,18 le ultime immagini disponibili della notte del delitto: una figura femminile (verosimilmente Lucia Salemme) stacca la corrente alla telecamera la quale riprendera’ a funzionare solo alle 4,35, quando la Polizia di Stato e’ gia’ accorsa in casa, chiamata da Lucia Salemme che al 113 aveva detto di avere ucciso il marito Ciro reagendo alle sue violenze: ‘Venite che mio marito mi ha aggredito e io ho aggredito lui’. Una legittima difesa che pero’ poi sara’ ritenuta insussistente dagli inquirenti.

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