Si conclude con una stangata per i vertici del clan Contini ma anche due clamorose assoluzioni il processo d’appello bis dopo il rinvio operato dalla Cassazione nel giugno del 2019. Per Ettore Bosti (figlio del capoclan Patrizio) e Antonio Cristiano (ras del Borgo Sant’Antonio Abate), indicati dalla Dda come i vertici della cosca del Vasto-Arenaccia, è stata ribadita la condanna a vent’anni di reclusione rimediata dai due nel processo tenutosi tre anni fa con il rito abbreviato (formula che prevede lo sconto di un terzo della pena). Per quanto riguarda le altre condanne Emanuele Grasso è stato codnanato a 10 anni mentre Mariano Maresca è stato condannato a due anni e quattro mesi. Se i vertici del sodalizio si sono visti confermare la ‘stangata’ vi sono state al contempo delle importanti novità. La più rilevante quella riguardante la posizione di Raffaele Guerriero. Quest’ultimo, difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Antonio Rizzo, è stato di fatto graziato dai giudici: questi, in virtù del principio ne bis in idem hanno ritenuto di non doversi procedere nei suoi confronti visto che era già stato giudicato e condannato per lo stesso reato per il quale era giunto nuovamente a processo. Altra risultato clamoroso quello raggiunto dal legale di Savatore Mariano, Andrea Imperato, assolto per non aver commesso il fatto.

Le condanne ai Contini del mese scorso

Il mese scorso vi era stato un altro duro colpo per la cosca: quello inferta ai vertici dell’Alleanza di Secondigliano imputati a vario titolo per camorra, estorsione, usura e del controllo dell’ospedale San Giovanni Bosco posto nel ‘cuore’ del Rione Amicizia, roccaforte del clan Contini (queste le richieste della Procura). Una delle ‘colonne’ portanti della federazione insieme ai Mallardo e ai Licciardi (leggi qui l’articolo completo).

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