Clan e politica, scarcerato il sindaco di Marigliano Carpino

Svolta nell’inchiesta sulle infilitrazioni della camorra nelle elezioni comunali. Poco fa il gip ha disposto la revoca della misura cautelare del carcere nei confronti del sindaco di Marigliano Antonio Carpino. Accolta dal tribunale di Napoli (ottava sezione) l’istanza presentata dai legali Francesco Pica e Aniello Quatrano. La misura del carcere è stata dunque commutata in quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. Secondo la Dda Antonio Carpino, all’epoca aspirante sindaco di Marigliano, avrebbe avvicinato la camorra locale. Tutto questo per chiedere i voti dei cittadini del quartiere Pontecitra sia per le primarie dell’8 marzo 2015, sia per le amministrative del 31 maggio e 14 giugno 2015.

Gli accusatori di Carpino

In cambio di questo “favore” l’attuale sindaco di Marigliano avrebbe, secondo gli inquirenti, promesso denaro e altre “utilita’” ai camorristi; in particolare Carpino, secondo la Procura, avrebbe promesso di costituire una cooperativa di ex detenuti in cui assumere le persone che i suoi interlocutori gli avrebbero indicato, assicurando, contestualmente anche contratti d’appalto comunali agli imprenditori graditi a Luigi Esposito e Cristiano Piezzo (a capo del clan dei ‘mariglianesi’) in quanto vittime delle loro richieste estorsive. Dalle indagini era emerso che l’aspirante sindaco avrebbe versato ai due esponenti di spicco della camorra locale 10mila euro in due tranche, consegnate prima delle consultazioni e dopo l’elezione. Tra gli accusatori anche l’ex genero di Esposito, il collaboratore di giustizia di Ponticelli Tommaso Schisa.

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