Contagio di ritorno, torna l’incubo coronavirus in Cina: 700mila persone in lockdown

Shulan, Cina
Shulan, Cina

Shulan, una tra la città più note della provincia di Jilin, a Nord Est della Cina e non troppo lontana dal confine con la Russia, è diventata – proprio come lo era Wuhan – il nuovo centro dell’epidemia di coronavirus. Dall’inizio della scorsa settimana, infatti, è stato imposto ai 700mila abitanti un lockdown rigidissimo, come quello adottato dal primo luogo dell’epicentro nel Paese del Dragone. Soltanto una persona per famiglia può uscire per fare la spesa. Ma non può trattenersi per oltre due ore e non può farlo tutti i giorni. Le forniture dei beni di prima necessità sono invece consegnate nelle case dai supermercati locali.

Scuole chiuse e blocco dei trasporti

Stando a quanto riferito dalla stampa locale, non si può né entrare né uscire dal centro cittadino senza permessi speciali: l’accesso, difatti, è consentito solo per le emergenze. Ma non è tutti, visto che che le scuole sono state chiuse ed il sistema dei trasporti è stato completamente bloccato. Chi non rispetterà le regole andrà incontro a sanzioni pesanti. L’allarme in Cina è scattato proprio che dopo un nuovo boom di infetti è stato rilevato in città. Si tratta di un gruppo di persone vicine ad una donna positiva, che però non aveva avuto contatti con l’estero e con il settore sanitario. Pertanto, considerata senza esposizione ‘a rischio’.

Shulan resta sigillata ed i suoi abitanti non sanno quando potranno ritornare ala normalità, anche perché le preoccupazioni di un ulteriore ondata di infetti sono tante, nonostante la situazione in Cina sia sotto controllo. Nell’ultimo giorno sono stati registrati sei nuovi casi di coronavirus -tre di questi nella Mongolia Interna – mentre altri 17 sono risultati asintomatici.

Le parole dell’esperto di sanità pubblica: «La Cina può gestire la situazione»

 Zhou Zijun, esperto di sanità pubblica all’università di Pechino, ha dichiarato al Global Times che la cina “può gestire correttamente un piccolo livello di casi importati, ma bisogna comunque correre subito ai ripari”.

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