Una semplice richiesta di sospensione si trasforma in beffa per un gruppo di avvocati napoletani. E’ quanto accaduto questa mattina presso la V sezione d’Assise d’Appello (presidente Rosa Romano, a latere Taddeo). L’udienza era quella relativa al processo sulla faida di Mugnano (processo quest’ultimo annullato con rinvio dalla Cassazione nel 2014) e che vede alla sbarra sette boss scissionisti. I legali in pratica chiedevano una semplice istanza di rinvio (presenti gli avvocati Claudio Davino, Antonella Genovino, Domenico Dello Iacono, Raffaele Chiummariello, Carmen Esposito) in merito alle problematiche sorte dall’emergenza Coronavirus. Nei giorni scorsi i legali avevano chiesto la sospensione delle udienze alla luce della positività di un loro collega di rientro da Milano.
Gli avvocati chiedevano dunque una semplice sospensione per l’emergenza Coronavirus. Il giudice però ha reputato la loro richiesta illegittima trasmettendo i verbali alla Procura generale e al Consiglio dell’Ordine degli avvocati rinviando comunque l’udienza. Una sorta di doppia beffa per i legali che in pratica sono stati deferiti. E dire che proprio questa mattina il presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli Antonio Tafuri aveva emesso un comunicato con cui si evidenziava che nei varchi di accesso al palazzo di Giustizia non c’erano le attestazioni dell’avvenuta disinfezione della struttura. Il ‘vertice’ dei legali partenopei in pratica ha ribadito che non c’erano le condizioni per la praticabilità degli ambienti e la celebrazione delle udienze. Basti pensare che le stesse cancellerie erano ‘sbarrate’ con cartelli e scrivanie per non consentire l’accesso. Bastava un po’ di buon senso.

