All’inizio della pandemia la camorra ha fatto importanti investimenti nella produzione di dispositivi di protezione individuale e ottenuto appalti, attraverso alcune imprese solo apparentemente “pulite“, che sono riuscite ad accaparrarsi anche appalti pubblici per forniture agli ospedali. Lo hanno detto il presidente della Corte di Appello di Napoli Giuseppe De Carolis di Possedi nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’anno giudiziario 2021.

    “E’ un dato preoccupante, – ha detto De Carolis – la camorra a causa della pandemia, è riuscita a riciclare i proventi delle sue attività illecite dove in quel momento conveniva di più rendendole disponibili quando non erano reperibili, ottenendo vantaggi immediati”. Durante le crisi, ha poi aggiunto il procuratore generale di Napoli Luigi Riello, “come in questo periodo di pandemia e come avvenne per il terremoto del 1980, le mafie sparano meno” ma sono “più agguerrite nell’accaparramento della torta dei finanziamenti pubblici”. 

Reddito cittadinanza a camorristi, sequestri per oltre 1mln

Dalle prime ore dell’alba, oltre 500 finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, coordinati dalle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Napoli, Napoli Nord, Nola e Torre Annunziata, stanno eseguendo in diversi quartieri del capoluogo e nell’area metropolitana, perquisizioni e sequestri per oltre 1.000.000 di euro nei confronti di soggetti, tutti condannati per il reato di associazione di tipo mafioso, che hanno falsamente autocertificato i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza.

Ammonta a 1.180.000 di euro il valore dei sequestri che la Guardia di Finanza sta eseguendo e sono 120 le perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati disposte nell’ambito di una attività investigativa coordinata da quattro Procure (Napoli, Napoli Nord, Torre Annunziata e Nola) che ha visto l’impiego dei finanzieri dei nuclei di polizia economico finanziaria di Napoli e Torre Annunziata. La Guardia di Finanza ha sequestrato le disponibilità finanziarie dei 120 indagati condannati nell’ultimo decennio per associazione mafiosa (molti ancora in carcere), trovate sia sui conti correnti a loro riconducibili, sia presso le rispettive abitazioni, che si trovano in diverse zone del capoluogo partenopeo (Scampia, Secondigliano, Barra, Ponticelli e Chiaiano), nonché in altre città della provincia di Napoli tra cui Ercolano, Portici, Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, Casalnuovo di Napoli, Somma Vesuviana, Acerra, Pollena Trocchia, Giugliano, Casoria, Caivano, Sant’Antimo, Afragola, Marigliano e Cicciano.

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