Napoli, pericolo variante indiana

Di questo passo non è pessimistico pensare che a fine maggio ci sarà una nuova ondata, ma assai realistico». Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, mette in guardia dall’eccesso di euforia per le riaperture. Il Paese è ripartito il 26 aprile con ampie zone in zona gialla e restrizioni alleggerite, ma in alcune regioni la situazione resta critica. Tra i territori che presentano ancora dati preoccupanti, seppur con tendenze verso il basso, c’è proprio la Campania. L’indice di contagio è ancora alto e i decessi giornalieri sono ben oltre la soglia delle 30 vittime quotidiane. Terapie intensive e ricoveri sono stazionari, ma si teme che l’approccio permissivo e i controlli a singhiozzo possano far risalire i parametri.

A preoccupare nelle ultime ore c’è anche il timore per la cosiddetta variante indiana. L‘istituto zooprofilattico, l’ospedale Cotugno e Tigem stanno effettuando controlli incrociati su due casi sospetti rilevati nei giorni scorsi a Napoli. Il responso è atteso per la giornata di mercoledì. Al momento non si conosce la contigiosità e la vulnerabilità al vaccino del nuovo ceppo.

La variante indiana del covid “ha un alto indice di contagiosità” e potrebbe “in qualche modo sfuggire al vaccino”. Sono le parole del professor Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, a Sky TG24 durante Buongiorno. Dal 26 aprile in Italia è stata ripristinata la zona gialla con nuove regole per spostamenti, bar, ristoranti e scuola. Le riaperture per Crisanti sono “intempestive”: “Bisognava aspettare ancora un po’ per far diminuire la pressione sul sistema sanitario, manca un’infrastruttura per controllare le varianti. Non penso sia un approccio corretto, è un compromesso”.

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