Per affiliarsi al clan Gagliardi di Mondragone sarebbe servito il rito della pungitura, come in una cosca della Ndrangheta e di Cosa Nostra. Questo emerge dall’inchiesta che ha portato oggi all’arresto dei 18 nei confronti di presunti affiliati.
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli, sono state condotte dai carabinieri del comando provinciale di Caserta e della reparto territoriale di Mondragone. Questi dettagli sono emersi durante la conferenza stampa alla quale hanno preso parte il procuratore Nicola Gratteri, l’aggiunto Michele Del Prete e il colonnello Manuel Scarso.
A dirigere il clan sarebbe stato il boss Angelo Gagliardi, alias Mangianastri, che avrebbe continuato a dare gli ordini agli affiliati tramite un cellulare in carcere. “Questa indagine mi ha particolarmente colpito perché mi ricorda una struttura tipica della ‘ndrangheta, mi ricorda delle regole, degli usi, il rito di affiliazione e il mutuo soccorso”, ha sottolineato Gratteri.
Sgominato il clan di Mondragone, 18 arresti nel maxi blitz
Stamattina i carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone hanno dato esecuzione a una ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 21 persone (13 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 3 all’obbligo di presentazione alla P.G.), ritenute responsabili, a vario titolo, di “associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, incendio, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, minaccia e lesioni personali.
I nomi degli arrestati
Angelo Gagliardi, alias Mangianastri, 72 anni di Mondragone già in carcere
Antonio Bova, 26 anni di Castel Volturno, agli arresti domiciliari;
Luciano Santoro 30 anni di Mondragone;
Romualdo Martella, detto Romoletto, 25 anni di Mondragone;
Luigi Raia, detto Gigino, 36 anni residente a Sant’Anastasia;
Emanuele Iacobucci, 28 anni residente a Mondragone;
Alessandro de Pascale 25 anni residente a Mondragone;
Alessandro Martino, detto Martone o matto, già ristretto ai domiciliari a Sesto Campano;
Mohammed Mahmoud detto Diego, sottoposto agli arresti domiciliari a Mondragone;
Andrea Santoro, 35 anni di Mondragone già ai domiciliari;
Fabiola Martella, 26 anni, residente a Mondragone sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria;
Raffaele Santoro, 54 anni, detto Lelluccio di Napoli ma residente a Mondragone;
Virgilio Bellucci detto Bidusco residente a Mondragone;
Luigi Marcello detto Faccella di Mondragone già sottoposto agli arresti domiciliari;
Giovanni Bova, 21 anni di Mondragone;
Guido Migliore, 34 anni, detto Pokémon, già in carcere;
Salvatore Lazzaro, Lulù, 33 anni già in carcere;
Domenico Tagliafierro, 28 anni, detto Mimmuccio di Maddaloni già detenuto;
Nicola La Rocca, 36 anni di Sarno, già detenuto;
Daniele Testa, 30 anni di Sarno;
Raffaele di Rienzo, 55 anni, detto pistolone, di Mondragone;
Vera Assunta Gammella, 28 anni di Mondragone;
Patrizia Brando, 23 anni di Mondragone;
Petronilla Rota, 47 anni di Mondragone;
Salvatore Petrillo, 23 anni di Mondragone.
La costola del clan dei Casalesi
L’indagine, condotta dal Reparto dei Carabinieri e avviata nel mese di
settembre 2023, anche mediante l’impiego di attività tecniche, ha consentito di
disvelare l’esistenza di un sodalizio di matrice camorristica operante nel territorio di
Mondragone e nei comuni limitrofi.
Secondo quanto ricostruito in fase d’indagine l’organizzazione criminale, presentava
una struttura stabile e ben articolata, riconducibile al clan Gagliardi,
riorganizzatosi dopo lo scioglimento dello storico clan La Torre, per anni egemone
nel territorio di Mondragone e riconducibile clan dei casalesi. A capo del sodalizio vi sarebbe un esponente di vertice, attualmente detenuto che, pur non raggiunto dalle odierne misure cautelari, avrebbe continuato a impartire direttive dal carcere a fiancheggiatori di rilievo rimasti in libertà.


