«Di Lauro si fidava solo di loro tre», Tamburrino svela la catena di comando

Un clan dominato collegialmente da fratelli che però operavano attraverso una rete di referenti che dovevano dare conto direttamente alla famiglia. Era questa l’organizzazione del clan di Lauro come spiegata ai magistrati da Salvatore Tamburrino. E’ il superpentito che sta raccontando anche le dinamiche relative all’organizzazione interna del clan facendo nomi di tutti i reggenti della cosca dal 2004 fino al momento del suo arresto. Quello che emerge è che c’è stata una fase in cui il clan era di fatto retto da tre persone.

«Quando io sono uscito nel 2011 il referente di Marco Di Lauro nel rione era Benedetto Russo così come Giuseppe Pica lo è stato fino alla sua morte avvenuta nel 2007. Sin dal blitz del 2004 peraltro, il Pica è stato il referente dei fratelli che comandavano quindi Cosimo, Ciro e Marco e poi Ciro e Marco. Ribadisco che il governo del clan era collegiale tra i fratelli Di Lauro che poi operavano sul territorio attraverso un referente. Questo si occupava di gestire le piazze, di trattare lo stupefacente, delle armi. Quando si decidevano gli omicidi, per esempio, era Pica ad organizzare i gruppi di fuoco, a fornire armi e motorini. Dalla morte di Pica all’arresto di Nunzio Talotti costui era il referente, fino a dicembre 2010. Dopo toccò a Benedetto Russo a cui venni affiancato io. Dopo l’arresto di Russo dunque i referenti divennero un gruppo di fidati di Raffaele Di Lauro, quali Ciro SilvestriGaetano Todisco e Pasquale Spinelli. In questa fase io ebbi discussioni con Raffaele Di Lauro».

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