L’agguato di via Figurelle è già cronaca. Dieci colpi esplosi in pieno giorno contro Salvatore De Marco, 34 anni, a San Giovanni a Teduccio, a pochi passi da una scuola. Ora l’attenzione degli investigatori si concentra su ciò che sta intorno a quei colpi: relazioni, equilibri, eventuali crepe recenti.
De Marco non era un volto sconosciuto agli ambienti investigativi. I precedenti per associazione semplice e reati contro il patrimonio lo collocavano in un perimetro preciso, quello di una periferia orientale dove le alleanze e le distanze contano più delle parole. Gli inquirenti stanno scandagliando proprio questo reticolo di rapporti per comprendere se l’omicidio sia maturato all’interno di dinamiche locali o se rappresenti un tassello di uno scenario più ampio.
Un elemento al vaglio riguarda i legami della vittima con figure di peso del territorio, in particolare con ambienti riconducibili a storiche famiglie della zona. Rapporti personali e frequentazioni che potrebbero aver inciso sugli equilibri, soprattutto in una fase in cui il controllo delle attività illecite resta un punto sensibile.
L’orario e le modalità dell’azione restano centrali nell’analisi investigativa. Colpire a mezzogiorno, in strada, con una sequenza così ravvicinata di proiettili, significa lanciare un segnale che va oltre la singola persona. Non un gesto impulsivo, ma un’azione che richiama metodi già visti in altre stagioni di tensione.
La Squadra Mobile e il commissariato di Ponticelli stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere della zona e verificando gli ultimi spostamenti della vittima. Attenzione anche alle comunicazioni e agli eventuali contrasti recenti, in un quartiere dove le frizioni spesso restano sommerse fino a quando non esplodono.
Sul tavolo resta l’ipotesi di un riassetto degli equilibri criminali nell’area orientale della città. Capire se l’omicidio di De Marco sia un episodio isolato o l’inizio di una nuova fase è l’interrogativo che guiderà le indagini nei prossimi giorni.

