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mercoledì, Febbraio 21, 2024
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«Dovevamo uccidere gli amici di Pierino, ecco chi c’era», Torre racconta i dettagli dell’omicidio Cesarano

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Sono passaggi significativi. Particolari agghiaccianti di una morte assurda. Quella di una vittima innocente della criminalità organizzata, la morte di Genny Cesarano. Mentre c’è attesa per i nuovi particolari che Mariano Torre (ex ras al soldo dei Lo Russo e attuale collaboratore di giustizia) ha fornito agli inquirenti, l’uomo è ritornato su quella tragica notte e ha spiegato, passo dopo passo, cosa accadde e soprattutto chi partecipò alla spedizione di morte alla Sanità. «Ero stato a cena con la mia famiglia. Pochi minuti e Antonio Buono mi citofonò. Scesi e mi raccontò che Ciro Perfetto e Luigi Cutarelli si stavano rganizzando per andare al rione Sanità e rispondere alla ‘stesa’ effettuata da Pierino Esposito a Miano – a pochi metri – dall’abitazione di Carlo Lo Russo». Torre che all’epoca era una sorta di ‘capitano’ del clan capì subito che era pronta una spedizione punitiva contro i ‘barbudos’:« (Carlo Lo Russo)Ci diede l’ok e ci ordinò di andare giù alla Sanità e prenderli a questi qui. Cioè dovevamo ammazzare gli amici di Pierino e lo stesso boss. Del commando oltre a me, Perfetto, Cutarelli e Buono c’erano altre due persone di cui mi riservo di non fare il nome per ragioni investigative. Una volta giunti a Capodimonte arrivammo al rione Sanità guidati da Ciro Perfetto che imboccò una serie di vicoli a contromano e spuntammo al centro di Piazza Sanità».

«Andavamo piano con le moto a 20 chilometri all’ora, Ciro Perfetto che imbracciava il kalashnikov cominciò a sparare raffiche in aria all’altezza del pub, non ci fermammo mai con le moto. Io sparai verso un motorino, c’era un  ragazzo vicino. Il mezzo a due ruote era posto in modo obliquo e inizialmente non vidi che c’era quel giovane. Lui era nascosto tra nello spazio della sella, continuai a sparare. Dopo scappammo. Ciro e Luigi andarono a casa di Carlo Lo Russo, c’erano anche altre due persone del commando di cui non posso svelare l’identità per ragioni investigative, io invece andai a casa mia».

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