E’ una vera e propria stangata quella invocata ieri mattina dalla Procura per i tre esponenti di vertice del clan Iadonisi di Fuorigrotta, ossia il boss Francesco, il figlio Cosmo Iadonisi e Flavio Di Lorenzo. Il pubblico ministero nella sua requisitoria ha infatti invocato vent’anni di carcere per il boss del rione Lauro mentre sedici anni a testa sono stati invocati per gli altri due imputati. I tre sono difesi dall’avvocato Paolo Gallina che dovrà adesso provare a limitare i danni. Ad essere contastata l’aggravante della finalitù mafiosa dell’imputazione, alcune intercettazioni che, per la difesa, non proverebbero la colpevolezza di tre imputati e soprattutto la mancanza di persone al servizio di quello che viene definito il gruppo criminale dominante nel rione Lauro. La notizia anticipata da Il Roma.

I pentiti che inchiodano gli Iadonisi

Grazie ad una fitta rete di intercettazioni gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la fitta rete di spaccio organizzata dal gruppo mentre, grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, si è capito un po’ di più quali siano gli assetti nell’area flegrea. Tra i primi a parlare degli Iadonisi l’ex boss di Pianura Pasquale Pesce in un verbale del novembre 2017. Pesce ha parlato in particolare della rottura tra il rione Lauro e Gennaro Cesi:«Con Iadonisi e questa persona parlammo della situazione a Fuorigrotta. Dopo un po’ di tempo c’è stata una rottura tra loro. Genni era appoggiato dalla 99 mentre Iadonisi era appoggiato da Puccinelli e precisamente da Franco detto ‘o nano. Iadonisi era il capo del clan  e mi presentò il suo socio Genni come persona a cui fare riferimento a Fuorigrotta in caso di necessità e  chi dovevano rivolgersi loro a Pianura. A Fuorigrotta non c’erano affari di droga di un certo rilievo come invece a Pianura e al rione Traiano».

Le rivelazioni di Genny Carra sugli Iadonisi

Anche Genny Carra, l’ex ras dei Cutolo della 44, ha rilasciato importanti dichiarazioni sul gruppo del rione Lauro e sulla rottura tra questi e Cesi:«Fino al 2015 a Fuorigrotta c’era solo il clan Iadonisi. Gennaro Cesi era un affiliato, il capo era invece Francesco.
Dal 2015 Cesi ha creato un proprio clan. I due gruppi si dividono ora la zona di Fuorigrotta. Cesi controlla la zona del Serpentone dove si trova il basso di Antonio Volpe. Iadonisi attualmente ha la base nel rione Lauro, dove si riuniscono e dove si trova la piazza di spaccio, mentre controlla anche altre zone di Fuorigrotta. Fuorigrotta è un quartiere dove vi sono lucrose attività illecite. Ad esempio il ricavato delle estorsioni del mercatino è diviso
tra il clan Cesi e il clan Iadonisi. Quando si giocano le partite al San Paolo pagano a titolo di
estorsione sia a Cesi che a Iadonisi i venditori delle bancarelle di sciarpe, i venditori ambulanti con i furgoni per la vendita di panini, i parcheggiatori abusivi, i bagarini. Ciascuno paga 10 euro. Tra gli affiliari al clan Iadonisi riconosco Mino, figlio di Francesco e Flavio Di Lorenzo, il genero di Francesco».

Il mercato della droga

Sempre Carra ha poi parlato del mercato degli stupefacenti evidenziando il ruolo, sempre più crescente, rivestito dagli Iadonisi in questo business:«Francesco Iadonisi si rifornisce di droga dal clan Cutolo. Avevo rapporti diretti con lui e gli ho venduto erba e cocaina, circa un pacco al mese, nel 2018. Non so perchè Cesi e Iadonisi si sono divisi ma credo perchè il Cesi percepiva la settimana quando era affiliato allo Iadonisi e chiedeva più autonomia oltre ad avere problemi con Mino». Oltre a Carra anche Salvatore Maggio, ex ras delle Case Nuove, ha parlato di quelli di Fuorigrotta:«Il clan Iadonisi è alleato con il clan Cutolo di Borotalco e di Genny Carra. Ho partecipato ad una riunione nella 44 ed erano presenti Cesi, i miei cugini Francesco Puccinelli e Francesco Petrone per i Puccinelli. Per quelli della 44 erano presenti Genny Carra, Tonino Calone di Posillipo ed Enzo Cutolo. Con me c’era Salvatore Sembianza.

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