Il duplice omicidio Salierno-Montanino ha di fatto dato il via alla prima faida di Scampia. Gli inquirenti nel ricostruire l’assassinio del fedelissimo di Cosimo Di Lauro, Fulvio Montanino, e di suo zio, Claudio Salierno, hanno raccolto le confessioni di diversi collaboratori di giustizia tra cui Luigi Secondo, che spiegò agli inquirenti le fasi precedenti all’agguato e svelò che per ben tre volte gli Scissionisti fallirono l’obiettivo.
La fase di preparazione, secondo quanto messo a verbale dal pentito, durò un mese con 3 tentativi di assassinare Montanino, prima di quello, poi concretizzatosi, del 28 ottobre 2004.
“Il primo tentativo fallito fu quello fatto utilizzando un Fiat Fiorino bianco su cui viaggiavano i killer in questo caso non si riuscì a intercettare Montanino in Via Cupa dell’Arco», riferì Secondo, aggiungendo che “il secondo tentativo fu fatto con una Fiat Punto, e nemmeno questa volta si riuscì a intercettare l’obiettivo in Via Cupa dell’Arco”.
Successivamente, ha riferito il collaboratore di giustizia, «si cercò di intercettare Fulvio (Montanino) in Via Roma verso Scampia, ai semafori, dove doveva passare per entrare nelle Kappe dove abitava. Quando i killer giunsero, Montanino era già sotto la sua abitazione”.
Dal terzo tentativo al duplice omicidio passarono oltre 10 giorni, perché per diversi giorni Montanino si ammalò e restò a casa. Appena guarito, Montanino, trovò la morte insieme a suo zio Claudio Salierno. Era le ore 17 del 28 ottobre 2004 e con il duplice omicidio di Via Vicinale Comunale Cupa dell’Arco scoppiò ufficialmente la faida di Scampia.
Luigi Secondo, che spiegò che “Arcangelo Abete e Gennaro Marino spingevano per l’eliminazione di Montanino, perché presumevano che uccidendolo Paolo Di Lauro, allora latitante, sarebbe tornato a guidare il clan, ridimensionando il figlio Cosimo. Volevano dare la “prova d’amore” a Raffaele Amato e Cesare Pagano – che non si fidavano di Marino – e proposero l’omicidio, chiedendo anche di essere presenti all’esecuzione. Cesarino e ’o Lello acconsentirono perché era necessario iniziare la guerra”.


