Frode fiscale

Sono 10 le società indagate tra Napoli e provincia nell’ambito della maxi operazione della Guardia di Finanza che ha portato a scoprire un’enorme frode fiscale. Sono 36, invece, i milioni di euro sequestrati sull’asse Napoli-Milano a carico di tre imprenditori e un commercialista attivi nel commercio di minerali metalliferi e metalli.

In tutto sono state emesse fatture false per ben 760 milioni di euro, che hanno interessato 62 imprese, in un giro che era gestito da un sodalizio criminale campano. L’indagine è partita da Piombino (LI), con la scoperta di società “cartiere” che hanno emesso fatture false milionarie, poi circolate tra Milano e Napoli, con il coinvolgimento di aziende estere.

Le 10 aziende napoletane sono così dislocate: 4 a Napoli, 2 ad Afragola e le restanti tra Cercola, Ercolano, Pozzuoli e Casoria.

Operazione Metal Ghost

È l’esito dell’Operazione “Metal Ghost”, che ha consentito nella mattinata di lunedì di sequestrare conti correnti, partecipazioni societarie, immobili e automezzi. Le indagini, condotte dai finanzieri di Piombino, di concerto con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Livorno e dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli hanno fatto emergere l’esistenza di un sodalizio criminale campano principalmente operante su Napoli, Livorno e Milano, che aveva ideato e messo in opera un complesso sistema fraudolento, ora smantellato, finalizzato alla commissione di frodi fiscali transnazionali.

Gli indagati, reiteratamente nel corso degli anni, hanno realizzato un enorme giro di fatture false, del valore medio di circa 1 milione cadauna. Le transazioni erano relative a operazioni di vendita, acquisto e trasporto “via gomma” ovvero “via mare” di metalli del tutto inesistenti. L’importo complessivo era di oltre 760 milioni di euro; evadendo l’Imposta sul Valore Aggiunto per 33 milioni di euro nonché l’IRES per 3 milioni di euro. Per realizzare queste frodi il consorzio criminale si è avvalso di 62 società; si tratta di quarantotto società italiane e 14 estere. Queste, senza disporre di magazzini né di strutture logistiche, operavano creando profitto.

È stato calcolato che, in base alle fatture, gli indagati avrebbero dovuto movimentare oltre 23.000 tonnellate di minerali, una mole di scambi inverosimile per tipologie di prodotti così rare.

Imprese fantasma e merce inesistente

Secondo quanto ricostruito, sul territorio dell’Unione europea si era costituito un gruppo di imprese “fantasma” che fatturavano fittiziamente colossali traffici di materiali siderurgici (ferro-molibdeno e triossido di molibdeno, utili a indurire e prevenire la corrosione dell’acciaio), a supporto dei quali tuttavia gli investigatori non hanno trovato idonea documentazione né adeguate movimentazioni finanziarie. Una di queste “imprese fantasma”, milanese, era stata costituita a seguito del furto di identità di un ignaro cittadino di Formia (LT).

I finanzieri di Livorno hanno scoperto la frode partendo dalla verifica delle operazioni commerciali di due delle aziende appartenenti al cosiddetto “carosello”. Le “cartiere” avevano sede nella provincia di Livorno (una srl a Campiglia Marittima e una ditta individuale San Vincenzo) e tracciando le fatture per operazioni inesistenti, verso imprese sia estere sia nazionali, utilizzate quali “letter box company” (letteralmente, società inesistenti delle quali è possibile trovare solo la cassetta della posta). Da qui hanno scoperto via via sempre nuove società appartenenti al “carosello”, le quali portavano avanti il vorticoso giro di fatture false.

Con ciò, gli imprenditori coinvolti consentivano alla cosiddetta s.p.a. capofila del carosello, avente sede legale a Napoli e sede operativa a Milano, di creare crediti Iva da utilizzare in compensazione nelle liquidazioni Iva. L’operazione criminale ha permesso di costituire un plafond Iva annuale da spendere in dogana.

I registi della truffa

I principali attori del consorzio criminale sono quattro uomini di origini partenopee, due dei quali soggetti A.I.R.E. rispettivamente di 49 e 58 anni residenti in Svizzera, incaricati della gestione occulta della società capofila, un commercialista di 57 anni residente in Lacco Ameno (NA) che curava gli aspetti tecnici e amministrativi e un “esperto del settore” di 66 anni, residente a Basiglio (MI), operante quale imprenditore “palese” nei rapporti con i terzi. La condotta criminale ipotizzata dalla Procura della Repubblica di Napoli e confermata dal Gip è l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, tra cui l’emissione e l’utilizzo di fatture false, l’indebita compensazione di crediti d’imposta inesistenti e l’occultamento delle scritture contabili.

Contestata anche la responsabilità amministrativa per il reato associativo commesso dagli amministratori della società capofila del “carosello”.

L’imposta netta complessivamente evasa, quantificata dalla Guardia di Finanza di Livorno, ammonta a 36 milioni di euro. L’importo è indicato dal Gip di Napoli quale profitto del reato e quindi oggetto del sequestro preventivo odierno. L’Agenzia delle entrate di Napoli ha emesso i pertinenti avvisi di accertamento e ha rigettato i ricorsi avanzati dagli indagati.

 

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