E’ stato ferito da un colpo di pistola all’unica gamba, l’altra l’ha persa in seguito un incidente, e poi gli è stato rubato anche il Rolex Daytona in oro. La drammatica storia è avvenuta in via Nicola Nicolini nella notte tra il 24 e il 25 maggio scorso. Così la vittima 29enne ha raccontato quei terribili momenti vissutati ai Ponti Rossi: «Sono tornato a casa verso le ore 3. Poco prima ho ricevuto una videochiamata su Instagram da un mio conoscente del quartiere Francesco Matteo. Appena sono arrivato nel parco, ho parcheggiato la mia auto e mi sono portato verso l’ingresso pedonale dove Francesco Matteo mi stava aspettando. Quando sono arrivato vicino a lui, questi senza proferire parola ha estratto una pistola, l’ha caricata e mi ha sparato alla gamba da distanza ravvicinata. Sono caduto e gli ho chiesto perché avesse fatto ciò. Lui mi ha detto testualmente “Perché hai messo un mi piace su TitTok alla mia fidanzata e ringrazia che non ti ho ucciso. Voglio precisare di non aver mai avuto nessun problema con questa persona e i nostri rapporti erano normali, infatti, mi sono recato da lui senza alcun dimore nei pressi della mia abitazione. Quando ero a terra mi ha detto “Dammi anche l’orologio.» Sottoposto ad un delicato intervento chirurgico E.M è ricoverato all’ospedale Cardarelli: i medici non sono ancora sicuri che riuscirà a recuperare l’uso dell’arto.
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Francesco Matteo ha risposto alle domande del giudice ammettendo le, inoltre ha spiegato che il raid è stato dettato dall’ira e da quel like su TikTok. Il giudice alla fine non ha convalidato il fermo e ha concesso i domiciliari al 21enne reo confesso di aver sparato a E.M., 29enne del suo stesso quartiere per un reazione social.
Il 21enne dell’Arenaccia ha spiegato l’inquietante movente che ha portato al ferimento della gamba sinistra del 29enne. Fondamentali si sono rivelate le argomentazioni del suo legale, il penalista Roberto Saccomanno, che ha ribadito che non sussistevano pericoli di fuga, che il soggetto era incensurato e che si è costituito spontaneamente in Questura quando il fascicolo era a carico di ignoti. L’avvocato ha ottenuto così una misura meno afflittiva come gli arresti domiciliari nonostante la richiesta del carcere da parte del pubblico ministero. Quest’ultimo, come richiesto dal giudice, dovrà approfondire i motivi dietro il raid.
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